Socializzare con un bambino sordo

Attività per socializzare con un bambino sordo, all’asilo e a scuola.

A scuola, a casa, al lavoro e in qualsiasi situazione quotidiana, l’interazione tra persone richiede principalmente modalità comunicative verbali. Dal gioco all’apprendimento, dal lavoro alla socializzazione, la nostra società basa tutte le sue attività sul trasferimento di informazioni da una persona all’altra.

Per un bambino sordo, imparare a interagire con il mondo e a non isolarsi è di fondamentale importanza fin dai primissimi anni di vita. Tutto ciò che un bambino impara dal momento della sua nascita diventa ogni anno più stabile e automatico. Se il bambino impara a rivolgersi agli altri solo tramite una persona che traduce il linguaggio non verbale, avrà sempre più bisogno di filtri; allo stesso modo, se un bambino impara a isolarsi sarà sempre più portato a farlo.

La comunicazione del bambino sordo si basa, principalmente, sul LIS, il linguaggio dei segni. Oltre al LIS, anche i movimenti labiali aiutano le persone sorde a comprendere un discorso senza «sottotitoli», ma con evidenti difficoltà dettate dai diversi modi di parlare di ognuno di noi.

Per aiutare un bambino sordo a leggere il labiale, e quindi a capire quello che la sua maestra o che i suoi compagni di classe dicono anche senza la traduzione LIS, è importante che chi parla scandisca bene le parole e accentui i micro-movimenti della bocca e della lingua. È necessaria, dunque, la collaborazione da parte di tutti e una sensibilizzazione preliminare.

Attenzione, però, a non far diventare il bambino sordo il «diverso» della classe. L’occasione può diventare un’ottima opportunità per far capire quanto tutti siamo unici e irripetibili, per spiegare ai bambini quanto ognuno di noi abbia una storia diversa e particolare che lo contraddistingue dagli altri.

Punto fondamentale per aiutare i bambini sordi a scuola è, certamente, il reperimento delle informazioni riguardanti la diagnosi del suo deficit, le sue competenze acquisite, i percorsi di riabilitazione attivati. Educatori, operatori sanitari, assistenti, interpreti LIS e famiglia devono quindi collaborare e confrontarsi periodicamente per trasmettere competenze e informazioni sull’andamento delle attività l’uno all’altro. Ogni informazione sul bambino sordo, sul suo carattere, sulle sue abitudini e sulla sua disabilità può rivelarsi fondamentale nel momento del suo inserimento sociale.

Capire e conoscere chi si ha davanti è la premessa che sta alla base di qualsiasi attività di aiuto alla persona.

Le attività per inserire un bambino sordo in un contesto di bambini normodotati, quindi, devono prevedere momenti in cui il deficit uditivo non compromette l’esito dei giochi e dell’apprendimento. Parliamo ad esempio dei metodi educativi che prevedono la manipolazione degli oggetti, il disegno, la realizzazione di statuine con la pasta e sale, il teatro delle marionette, la pittura.

Tra le attività fisiche che non necessitano di comunicazioni orali non possono mancare all’appello i giochi come Palla avvelenata, La strega mangia colori, Un-due-tre-stella; quelli da tavolo con le carte, Monopoli, il gioco dell’oca; divertimenti singoli come il ping-pong, il calcio balilla o i giochi di squadra come il calcio e il basket.

Anche il nuoto, svolto in compagnia della classe, può rivelarsi un ottimo alleato della socializzazione. Il contatto con l’acqua, infatti, aiuta tutti, non solo i bambini sordi, a stabilire un rapporto con il proprio corpo. Al tempo stesso, l’attività ludica garantisce buone occasioni per condividere esperienze con gli altri, per socializzare, per comunicare le proprie emozioni attraverso gesti e movimenti.