Cos’è la sordità infantile?

La sordità infantile è più comune di quanto si possa pensare. Vediamo di seguito che cos’è e come può essere affrontata al meglio nei bambini.

Ogni anno, in Italia, nascono circa 600 bambini con sordità neurosensoriale profonda. Questa patologia può insorgere a seguito di cause genetiche, prenatali (anossia e ittero) o postnatali (tossiche, infiammatorie, meccaniche, vascolari).

I test per diagnosticare la patologia. 
Entro i primi giorni di vita di un bambino, il reparto di Neonatologia effettua 2 test necessari per confermare o escludere problemi all’udito:

• il test delle emissioni oto-acutstiche (svolto entro i primi 3 giorni dalla nascita) utilizza una sonda posta nel padiglione uditivo per stabilire le condizioni di salute della coclea. Questo test viene eseguito su ogni neonato;

• il test dei potenziali evocati uditivi automatici che valuta la soglia uditiva. Questo test viene eseguito solo sui neonati a rischio sordità per confermare il grado dell’eventuale perdita d’udito.

La vita a scuola: tecnologie e sistemi utili per comunicare. 
Per i bambini con sordità, le relazioni sociali a scuola e nel tempo libero, purtroppo, sono spesso limitate. Questa situazione provoca non poche frustrazioni, sia per i sordi sia per chi cerca di comunicare con loro. Tuttavia, le istituzioni scolastiche mettono a disposizione un assistente alla comunicazione udente o un educatore sordo per aiutare questi bambini a interagire con i compagni e con gli insegnanti.

Anche le nuove tecnologie svolgono un ruolo fondamentale perché consentono ai sordi di relazionarsi in modo sempre più completo e autonomo con la didattica e di facilitare il rapporto con i coetanei: scrivere sms al posto di telefonare non crea ormai nessun disagio, soprattutto alle nuove generazioni.

Consigli ai genitori. 
Anche se le tecnologie e la scuola cercano di superare gli ostacoli comunicativi, è consigliato garantire sempre ai bambini con questa disabilità di entrare in contatto con la comunità dei sordi, soprattutto per quanto riguarda i figli di genitori udenti. Conoscere altre persone con sordità neurosensoriale li aiuta infatti a sentirsi integrati e a praticare il linguaggio dei segni LIS. È comunque importante fare in modo che non perdano mai i contatti con i bimbi normoudenti.

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