Autismo: perché fare sport fa bene?

Parliamo di Autismo: perché fare sport fa bene per i bambini, i ragazzi e gli adulti con caratteristiche dello spettro autistico?

Lo sport: o lo ami o lo odi. Oppure lo rivaluti. Tutti conosciamo gli aspetti positivi dello sport per la salute fisica. Oltre a rinforzare i muscoli, a ridurre la massa grassa, a tenere equilibrato il peso, a mantenere elastici i tessuti e a fortificare gli organi, lo sport porta benefici anche a livello neurologico, psicomotorio, educativo e sociale.

È corretto presupporre, di conseguenza, che lo sport possa portare numerosi benefici anche nei bambini, nei ragazzi e negli adulti con autismo. Tuttavia, ci teniamo a ricordare che ogni persona è diversa e unica, ciò che può far bene a qualcuno potrebbe non essere l’ideale per l’altro. Allo stesso modo, non basta leggere un articolo online per proporre a un figlio, a un amico, a un compagno qualsiasi attività sportiva –> Scopri anche come riconoscere i sintomi dell’autismo!

Lo sport per sviluppare le potenzialità motorie

A livello fisico, una regolare attività sportiva aiuta a sviluppare le potenzialità cerebrali:

• pre-motorie: permettono di pianificare e di preparare il movimento
• motorie: consentono l’esecuzione dell’azione pianificata
• di supporto: che accompagnano il movimento (postura, riflessi, percezione dello spazio e dei tempi).

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Autismo: perché fare sport fa bene? Numerose ricerche confermano che praticare sport porta numerosi benefici a livello neurologico, psico-motorio, educativo e sociale.

Gli aspetti educativi e didattici dello sport

A livello educativo e didattico, invece, lo sport rinforza:

• l’autonomia nelle azioni di igiene quotidiana: come prepararsi, cambiarsi, lavarsi e vestirsi, nello spogliatoio o a casa

• la flessibilità nella condivisione degli spazi: capita a volte di doversi preparare in presenza di altri componenti della squadra, o semplicemente di dover condividere lo stesso spazio di allenamento

«Lo sport dà il meglio di sé quando ci unisce» 
(Frank Deford)

• il rispetto delle regole: se le regole della casa possono essere messe in discussione, le regole del calcio, del baseball, del tennis, di qualsiasi sport sono punti fermi inalterabili. Comprendere cosa si può fare o non fare nei diversi contesti aiuterà anche a rinforzare la capacità di rispettare le regole sociali di base

• aspetti comportamentali positivi: attivazione dell’interesse, attenzione, imitazione, emozione, alternanza dei turni.

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Lo sport ha numerose potenzialità sotto i punti di vista educativi e didattici. Tutto sta nel come l’allenatore o l’istruttore riescono a sfruttare positivamente le capacità di ogni persona nel contesto sportivo.

Sport e divertimento: un connubio inscindibile

Per proporre un’attività sportiva come un piacere dobbiamo essere consapevoli che solo quello che sappiamo fare bene è divertente, soprattutto per i bambini. Quindi è fondamentale preparare adeguatamente la persona prima di introdurla nell’esecuzione vera e propria dell’attività sportiva.

Inutile proporre una partita di basket a un bambino che non ha mai tirato a canestro: sul momento potrà anche divertirsi, ma correremo il rischio di farlo sentire inadeguato davanti all’occasione di fare o meno un punto per la sua squadra.

Inteso come divertimento, lo sport:

• migliora le relazioni rendendo l’ambiente e le situazioni prevedibili e costanti
• dà la possibilità di relazionarsi periodicamente con gli altri
• rinforza le capacità comunicative grazie all’uso di un linguaggio costante e specifico
• permette di venire a contatto con oggetti diversi da quelli già d’interesse e di sperimentare nuovi utilizzi di materiali già conosciuti
• consente di alternare conoscenze già acquisite ad altre nuove, arricchendo il bagaglio sportivo, culturale e sociale.

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Oltre a portare benefici a livello motorio e cognitivo, lo sport aiuta ad affrontare una delle grandi difficoltà dei soggetti con autismo: la socializzazione con gli altri.

Quindi, in presenza di autismo perché fare sport fa bene?
Risponde a questa domanda una ricerca pubblicata a gennaio 2016 nella rivista canadese Autism. Lo studio ha preso in considerazione bambini e ragazzi in un’età compresa tra gli 0 e i 16 anni e 5 sport diversi: danza, nuoto, equitazione, arti marziali, corsa.

I risultati hanno evidenziato miglioramenti netti soprattutto negli ambiti delle arti marziali e dell’equitazione, con una significativa diminuzione dei comportamenti stereotipati tipici dello spettro.

Ricordiamoci, tuttavia, che ogni persona è diversa e che queste stesse ricerche sottolineano l’importanza di non considerare i risultati delle certezze universali. Gli unici che possono confermarci se lo sport fa bene in caso di autismo sono proprio le persone che, nella loro unicità, convivono ogni giorno con l’autismo.

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