Intervista a Riccardo Radaelli

Dopo aver lavorato 20 anni in un’azienda bancaria, Riccardo Radaelli ha deciso di rimettere in gioco se stesso coltivando le sue passioni più grandi: il mondo del sociale e la multiculturalità. Il percorso formativo all’Istituto Cortivo l’ha portato a lavorare all’Opera Diocesana, presso il Patronato San Vincenzo di Sorisole, in provincia di Bergamo.

Ciao Riccardo, come mai hai deciso di diventare un Operatore Multiculturale?

Negli anni, ho fatto diversi viaggi di volontariato in Africa e in Sud America. Ho sempre sentito, dentro di me, la propensione verso il mondo del sociale, l’accoglienza, le diversità culturali. Per 20 anni ho lavorato in banca, sapendo che quello non era il mio lavoro, per poter dare un futuro solido alla mia famiglia e ai miei figli.

«Quando i miei ragazzi sono diventati grandi, ho sentito che era arrivato il momento di dedicare il mio tempo e il mio impegno in qualcosa in cui credo e di trovare un buon trampolino di lancio per inserirmi in questa realtà. Quel trampolino è stato l’Istituto Cortivo»

E hai trovato lavoro subito dopo il tirocinio formativo, come hai fatto?

Il tirocinio presso il Patronato San Vincenzo è stata l’occasione per confermare che l’Assistenza è veramente la mia strada, e il modo migliore per entrare nella realtà sociale del mio territorio. Semplicemente, ho dato tutto me stesso e mi sono inserito benissimo.

Descrivici la tua giornata tipo

Seguo un progetto chiamato ‘Servizio Esodo’, un servizio di educativa di strada: tutti i giorni, la mia squadra presenzia la stazione di Bergamo con un camper dedicato. Aiutiamo persone che hanno dipendenze, che sono emarginate, sole e spesso senza fissa dimora. Offriamo servizi di assistenza di base, ascolto e orientamento, cerchiamo di essere un ponte tra queste persone e il resto della società.

Instaurando un legame di fiducia, possiamo orientare chi ha più bisogno al Sert, ai Servizi Sociali, agli Psicologi. A turno, ci occupiamo anche della mensa e del servizio di accoglienza notturna in Comunità.

«Dedicarmi a questo lavoro mi fa sentire bene, più in pace con me stesso, mi permette di realizzare qualcosa di concreto per chi vive un momento di difficoltà. È impegnativo, ma la gratificazione non ha prezzo»

Come stai affrontando questo marzo 2020, a Bergamo?

Tutti insieme stiamo portando avanti il nostro lavoro sensibilizzando le persone emarginate e informandole sulle modalità per contenere il contagio da Covid-19, fornendo loro anche mascherine e guanti. Ci rivolgiamo a un’utenza che ha già diversi problemi e che, paradossalmente, in questo difficile momento è anche la meno tutelata. L’Amministrazione comunale di Bergamo conta moltissimo sulla nostra presenza nel territorio in questo senso.

 

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