Intervista a Martini Elisabetta, assistente ai disabili

Dopo la laurea in Scienze Geografiche, Elisabetta Martini ha iniziato a sognare di aprire una struttura accessibile e inclusiva in montagna. Per trasformare questo sogno in qualcosa di concreto, ha scelto di specializzarsi in Assistenza ai Disabili con Istituto Cortivo, mettendo a frutto anche le esperienze maturate in adolescenza come babysitter accanto a bambini con disturbi dello spettro autistico.

 

Ciao Elisabetta, com’è andato il tuo percorso di studi con Istituto Cortivo?

Mi sono trovata molto bene. Mentre studiavo lavoravo a tempo pieno in un hotel di montagna, quindi la flessibilità del percorso è stata fondamentale per me. Poter studiare tra un turno e l’altro mi ha permesso di portare avanti la mia formazione senza rinunciare al lavoro. Anche il materiale didattico e la preparazione agli esami mi sono sembrati di ottimo livello. Ci ho messo un po’ più tempo del previsto, ma ne è valsa assolutamente la pena.

Raccontaci la tua esperienza di tirocinio…

Ho svolto il tirocinio presso La Collina Storta, a Roma. È un centro riabilitativo davvero particolare, con un maneggio, tanti animali e numerose attività previste all’aperto. Ho avuto la possibilità di affiancare anche una terapista di ippoterapia e di conoscere ragazzi con esigenze molto diverse. È stata un’esperienza che ha completato la mia preparazione permettendomi di mettere in pratica ciò che ho studiato.

Qual è la cosa più importante che hai imparato durante il tirocinio?

Il valore della comunicazione. Ho capito che comunicare non significa sempre usare le modalità a cui la maggior parte di noi è abituata. La Collina Storta lavora molto con ragazzi neurodivergenti, in particolare con persone nello spettro autistico, e questo mi ha insegnato a trovare modi alternativi per entrare in relazione con loro. È stato il momento in cui la teoria è diventata realtà.

C’è un momento che ti è rimasto nel cuore durante questo tirocinio?

Sì, quello che si è creato con una ragazza con importanti difficoltà motorie e comportamentali. All’inizio temevo di non farcela perchéavevo poca esperienza, avevo paura di non riuscire a instaurare un contatto con lei. Invece è stata proprio lei ad avvicinarsi a me e, giorno dopo giorno, a insegnarmi come aiutarla. Quando è nata la fiducia reciproca ho capito quanto fosse prezioso quello che stavamo costruendo insieme.

«Sogno di aprire la mia struttura inclusiva. Credo che ci sia ancora molta strada da fare sul tema dell’accessibilità e dell’inclusione e mi piacerebbe dare un mio contributo concreto»