Intervista a Maria Valeria Mezzapesa

Maria Valeria Mezzapesa lavora alla Comunità Madonna della Croce, un alloggio sociale per adulti in difficoltà che fa parte della Cooperativa Dimensione Famiglia, in Provincia di Bari. Insieme all’Istituto Cortivo, ha conseguito le specializzazioni in Assistenza all’Infanzia e a Operatore per le Dipendenze.

Ciao Valeria, come mai hai scelto due specializzazioni dell’Istituto Cortivo?

La specializzazione in Assistenza per persone con dipendenze mi è utile per la mia collaborazione, già attiva da un paio d’anni, in Comunità. Mentre la specializzazione in Assistenza all’Infanzia mi serve soprattutto per intervenire, in caso di bisogno, con i minori della Casa Famiglia.

«Fare volontariato è il primo passo per capire se si è veramente adatti al mondo del sociale. Anch’io ho cominciato così»

Com’è una giornata in Comunità?

La Comunità Madonna della Croce è un alloggio sociale per adulti in difficoltà che segue casi di qualsiasi genere. Da noi, arrivano persone con qualsiasi genere di dipendenza: alcol, gioco, shopping compulsivo e non solo. C’è chi ha difficoltà a livello cognitivo, chi ha attraversato momenti di crisi molto forti e difficili, chi si trova in situazioni di fragilità psichica.

Ogni giorno c’è una problematica diversa da comprendere e da gestire. Io e il resto dello staff abbiamo diversi compiti, tra cui ad esempio accompagnare i nostri ospiti nell’acquisizione di un’autonomia di vita di base: dall’apparecchiare correttamente la tavola al lavare i piatti, dall’interagire con gli altri al reinserirsi nella società.

«Quando sei al lavoro, la tua quotidianità personale deve restare fuori dalla Comunità. E mentre sei a casa, il tuo lavoro deve restare in Comunità. È fondamentale imparare a separare la vita privata da quella professionale»

Attraverso un percorso mirato, riusciamo a portare alcune persone a riacquisire, un po’ alla volta, la loro autonomia attraverso convivenze organizzate in appartamenti dedicati con monitoraggio esterno. In altri casi, collaboriamo con i servizi sociali del territorio per avviare invece situazioni terapeutiche o di sostegno. Nessuno viene lasciato da solo, insomma.

Hai qualche sogno per il futuro?

Insieme alla responsabile della Cooperativa, abbiamo già parlato del sogno di aprire altre Comunità, o dei Centri aggiuntivi nel nostro territorio, ad esempio per le vittime di violenza. Ci piacerebbe tanto proporre una preaccoglienza per le dipendenze, ancora meglio se terapeutica.

«Per lavorare nel sociale, bisogna prima di tutto lavorare molto su se stessi, fare terapia, confrontarsi, imparare a guardarsi dentro, a conoscersi, ad accettarsi e a comunicare»

 

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