Intervista a Giuliana Pellegrino

Giuliana Pellegrino, ex allieva del Corso per Assistente all’infanzia, ha collaborato con un Baby Parking di Bologna, fa la babysitter per una bambina della sua città ed è volontaria presso l’Associazione Crescere Onlus. Attraverso questa realtà, presta servizi a sostegno dei bambini e delle loro famiglie nel reparto di malattie rare al Policlinico Sant’Orsola.

Ciao Giuliana, quanto è importante fare un’esperienza di volontariato per inserirsi nel mondo del sociale?

Secondo me è fondamentale. Oltre a confermarmi la mia passione, l’attività di volontariato mi ha cambiata, mi ha resa una persona più empatica e più forte. I bambini che seguo come volontaria al reparto di malattie rare del Policlinico Sant’Orsola hanno spesso grandi difficoltà o preoccupazioni e, nonostante tutto, trovano sempre la forza di rialzarsi, di sorridere, di aiutarsi a vicenda. Ogni giorno mi danno delle grandi lezioni di vita.

Raccontaci la tua giornata al reparto malattie rare del Policlinico Sant’Orsola

Io e gli altri volontari dell’Associazione Crescere Onlus operiamo in due salette: quella delle malattie rare e quella dedicata alla pediatria generale. Il nostro obiettivo è intrattenere i bambini proponendo loro delle attività ludiche e ricreative, come disegni liberi, giochi di società, ma anche giochi a carte o letture condivise.

«L’Istituto Cortivo mi ha permesso di inserirmi nel mondo del sociale con le competenze giuste per aiutare concretamente chi ha più bisogno»

Al reparto di malattie rare, molti bambini arrivano da lontano per farsi visitare. Di conseguenza, l’attesa a volte può protrarsi a lungo e diventare pesante. Con la nostra presenza, cerchiamo di predisporre i bambini alle visite, ma anche di sostenere i genitori.

Hai qualche sogno nel cassetto?

In questo momento, mi sento molto realizzata: appena passerà questa emergenza dovrei tornare a collaborare con il Baby Parking, adesso lavoro come babysitter e sono volontaria al Sant’Orsola. L’unica cosa che voglio è continuare a migliorarmi per aiutare sempre di più chi ha bisogno.
In ospedale, i bambini che incontro sono di passaggio, quindi non mi è possibile creare con loro un legame a lungo termine. A maggior ragione, in situazioni di questo tipo non bisogna mai sentirsi arrivati, bisogna sapersi avvicinare e interagire nel modo giusto, ma ogni bambino è una sfida nuova.

«Per lavorare con i bambini malati o disabili servono una grande empatia, una sensibilità infinita, buone capacità d’ascolto e un team fidato su cui contare»

 

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