Intervista a Gian Mario Carta

Dopo aver frequentato il Corso all’Istituto Cortivo, Gian Mario Carta è diventato ufficialmente Operatore Multiculturale. E grazie all’esperienza pratica, ha iniziato fin da subito a lavorare con la Cooperativa Cefal in Emilia Romagna.

Ciao Gian Mario, come mai hai deciso di specializzarti proprio in Multiculturalità?

Sento dentro di me una predisposizione a comprendere culture diverse. Sono una persona curiosa, amo conoscere l’altro e sento il desiderio di aiutare concretamente chi può aver bisogno di me.

«Subito dopo il tirocinio formativo, sono entrato a far parte del team di Assistenti Multiculturali alla Cooperativa Cefal. Ogni giorno tocco con mano una realtà su cui ho idee salde e ben radicate»

Che cosa significa essere un Operatore Multiculturale?

Normalmente, io mi occupo di accompagnare le persone in tribunale o dai loro avvocati per le pratiche di rinnovo dei permessi di soggiorno, ma anche dai medici o in ospedale per le visite di routine.

In questa situazione di emergenza per il contenimento del contagio da Covid-19, collaboro con tutto il team per assicurare vitto e alloggio e faccio in modo che non ci siano problemi all’interno della Casa di Accoglienza della Cooperativa. Quindi, insieme agli altri, mi dedico alla manutenzione degli spazi, al rifornimento di alimenti, vestiti e altri beni essenziali.

È stato fatto anche un grande lavoro di informazione e di sensibilizzazione. Qualcuno dei nostri ragazzi è riuscito perfino a racimolare qualcosa da donare agli ospedali. Siamo tutti davvero molto entusiasti della loro collaborazione in questo particolare momento storico per il nostro Paese e per tutto il mondo.

«La più grande soddisfazione che mi dà questo lavoro è la consapevolezza che chi ha bisogno d’aiuto può contare su di me»

Secondo te, Assistenti Multiculturali si nasce o si diventa?

Penso che la risposta stia in un connubio di entrambe le cose. Una persona può rendersi conto di voler fare questo lavoro, ma si capisce subito se è predisposta o meno perché servono sensibilità, empatia, oltre a una buona preparazione.

 

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