Intervista a Marianna Sileo

“Ho scelto il liceo socio-psico-pedagogico perché lo ritenevo il percorso di studi più affine alla mia indole più profonda e che mi avrebbe permesso di aprirmi la strada verso quelle attività di insegnamento e assistenza che potevano consentirmi di stare vicina a chi aveva bisogno del mio aiuto – afferma Marianna Sileo di Avigliano in provincia di Potenza. Mi è piaciuto tantissimo studiare quelle materie ma, dopo aver conseguito il diploma, ho constatato che non era così semplice trovare un lavoro in quel campo. Mi sono fermata un momento a riflettere e ho capito che, se volevo continuare il mio percorso, dovevo dotarmi di un attestato più professionalizzante”.

È stato per questo motivo che ti sei iscritta al Cortivo?

“Sì, scegliendo le specializzazioni OSA per l’infanzia e per la disabilità. Nei primi mesi, però, mi ero fatta un po’ scoraggiare da certi commenti non proprio positivi che avevo trovato sui forum in internet. Avrò fatto la scelta giusta, mi chiedevo, ma poi ho deciso di fidarmi e di mettercela tutta, e così ho fatto. Gli esami, che facevo alla sede di Potenza, li ho superati con una certa facilità anche perché ero fresca di studi e poi è arrivato il momento più impegnativo ma anche il più entusiasmante: i tirocini, l’esperienza sul campo che attendevo da sempre”.

Come sono andati?

“Benissimo. Il primo l’ho fatto in una scuola materna, è stato fantastico e mi è servito molto, forse non tanto per imparare a stare bene con i bimbi (cosa che già facevo e continuo a fare nella mia vita di ogni giorno) quanto per confermarmi la giustezza della passione che sentivo dentro di me per questo lavoro. Il secondo, invece, che ho svolto nel Centro Diurno ‘C’Entro Anch’io’ della Cooperativa Sociale Alba Nuova, è stato diverso. In questo caso, infatti, dovevo avvicinarmi a una realtà che non conoscevo se non in teoria. Si trattava di disabili non gravi, perlopiù con problemi fisici e non psichici, ma nei primi tempi i rapporti non sono stati semplici, in particolare nei momenti dedicati ai pasti e alle pulizie. Ma è stato un disagio passeggero. Nel giro di poco tempo, anche grazie alla disponibilità e ai consigli degli altri dell’équipe, ho potuto sperimentare un inserimento meraviglioso: stavo con loro tutto il giorno, facevo un po’ di tutto, un’assistenza nel senso più ampio del termine e le soddisfazioni non mi sono mancate. Anche i responsabili del Centro sono stati soddisfatti di me, al punto che recentemente, visto che per vari motivi alcuni operatori erano assenti, mi hanno chiamato per tutto il mese di luglio e ci sono buone probabilità di continuare anche a settembre dopo la chiusura d’agosto. Da parte mia sono motivata e determinata ad andare avanti”.

Come è stato passare dal ruolo di tirocinante a quello di operatore?

“Prima dovevo seguire le istruzioni degli altri, adesso decido io, con semplicità, seguendo il mio istinto che, come ho già potuto verificare in varie situazioni, funziona benissimo. C’è più responsabilità ma anche più orgoglio per quello che sto facendo, mi piace”.

Non preferiresti, se ne avessi la possibilità, tornare a lavorare con i piccoli della materna?

“Se mi avessi fatto questa domanda tempo fa avrei probabilmente risposto di sì. Adesso invece dico che il mondo della disabilità mi attrae molto di più, i bimbi li vedo comunque sempre intorno a me e i diversamente abili mi hanno conquistato e voglio continuare a fare il mio meglio per loro. In questo periodo mi sento molto più sicura di me stessa, mi sono anche iscritta al test per entrare nella facoltà di Psicologia all’Università di Bari e spero di superarlo: ho solo ventitré anni, vorrei crescere ancora…”.