INTERVISTA A DONATELLA ALBRISI

“Ho iniziato ad occuparmi di disabilità nell’ambito del volontariato ed è in seguito a questa esperienza che ho deciso di acquisire le giuste competenze per offrire un’assistenza più professionale ed efficace”. Così esordisce Donatella Albrisi di Faedis in provincia di Udine che, nel giugno del 2011, ha conseguito con l’Istituto Cortivo l’attestato di Operatore Socio Assistenziale per la specializzazione Disabili. Dal gennaio del 2012 lavora presso il Centro Medico Psicopedagogico Santa Maria dei Colli di Frailacco, paesino a due passi dal capoluogo.

Raccontaci la tua storia: tutto è iniziato con il volontariato…

“È stata una decisione presa dopo profonde riflessioni. Sentivo di voler donare parte del mio tempo e della mia disponibilità a chi ne aveva più bisogno ed è così che ho cominciato a fare la volontaria presso l’Associazione Fabiola, Onlus che si prende cura dei bambini disabili affetti da patologie piuttosto gravi. Per cinque anni ho svolto assistenza a domicilio, poi ho sentito il bisogno di crescere ancora…”.

E ti sei iscritta all’Istituto Cortivo!

“Mai e poi mai avrei pensato di poterne fare un lavoro e, invece, a un certo punto, ho pensato che fosse la via migliore per realizzarmi completamente come persona. Ho trovato la proposta del Cortivo su internet e mi è sembrata cucita su misura per la mia situazione. Così ho ripreso gli studi e ho portato a termine con successo il mio percorso formativo”.

È cambiato qualcosa nel tuo approccio all’assistenza dopo l’attestato?

“Di certo ho migliorato la qualità delle mie prestazioni. L’apprendimento teorico è stato importantissimo: approfondire i vari aspetti delle patologie, conoscerne le definizioni scientifiche, acquisire conoscenze per migliorare l’aspetto relazionale… Lo studio mi ha insegnato molto rendendomi più sicura e capace nel lavoro”.

È stata un po’ la molla che ti ha permesso di fare il salto da volontaria a operatrice?

“Sì. Una volta terminato il corso avevo tutte le carte in regola per lavorare nel sociale e così ho spedito il mio curriculum a varie realtà attive nel mondo della disabilità. Sono stata chiamata quasi subito dal Santa Maria dei Colli: le religiose che lo gestiscono mi conoscevano già come volontaria e quindi al momento del bisogno hanno pensato a me. Attualmente sto sostituendo un’operatrice impegnata nell’assistenza alla madre, ma spero che in futuro l’assunzione possa diventare definitiva”.

Raccontaci delle tue giornate con i bimbi…

“Li seguo a scuola e a domicilio. Si tratta di ragazzi dai 10 ai 16 anni, con varie disabilità. Quando li assisto non mi limito alle cure di base: ciò che offro è la cura nel senso più nobile del termine, è nursing, attenzioni materne vere e proprie, un entrare in contatto profondo con le loro percezioni e i loro sentimenti, un continuo mettermi nei loro panni per soddisfarne bisogni e desideri…”.

Autentica empatia, quindi.

“Sì, ma non in senso compassionevole. Li tratto come bimbi normodotati ai quali non faccio mancare dolcezza, affetto e contatto corporeo. Sono convinta che la cura migliore sia farli sentire amati. Quando li lavo, li cambio e li nutro lo faccio con molta delicatezza, usando parole dolci, magari facendomi accompagnare da una musica rilassante. Sono bambini che percepiscono le sfumature affettive in ogni gesto e tono di voce”.

Non è un lavoro per tutti, vero?

“Bisogna esserci portati, sentire dentro una certa vocazione. Per me è un lavoro bellissimo, forse perché, come mamma, mi sembra di poter tornare a quelle cure che dedicavo ai figli quando erano piccoli”.

Hai qualche sogno ancora da realizzare?

“Mi piacerebbe molto svolgere con questi bimbi anche altre attività. Ad esempio, in questo periodo sto seguendo da volontaria una ragazzina tetraplegica e, su indicazione del fisioterapista, facciamo esercizi di mobilizzazione… È un aspetto, questo, che mi gratifica molto perché mi fa sentire ancora più utile”.