Intervista a Carmen Stel

Carmen Stel, di Terzo di Aquileia (UD), ci racconta una storia nuova, la sua storia. Una storia che tocca il mondo dell’assistenza sotto tutti i punti di vista: pratico, professionale, burocratico, personale. Nel corso di 20 anni, Carmen ha guardato gli anziani con gli occhi di chi sa capirli e accompagnarli veramente, con passione e con dedizione. Nel suo libro «Le margherite di latta» (edizioni Youcanprint) si sente, in ogni parola, tutto il dolore del suo incontro con l’Alzheimer.

Ciao Carmen, raccontaci la tua esperienza come Assistente agli Anziani.
20 anni fa, dopo un divorzio doloroso, ho dovuto cambiare completamente vita, anche professionale. Attraverso un’amica, ho trovato un’opportunità per assistere gli anziani in una struttura, anche se al tempo non ero assolutamente preparata. Dopo aver imparato le basi, ho capito che avevo bisogno di formarmi: è così che ho trovato il corso dell’Istituto Cortivo.

«Confrontarmi con il dolore degli altri mi ha fatto guarire dal mio»

Come è cambiata la tua carriera dopo il corso?
Quando ho concluso il corso, mi sono sentita pronta e completa. Ho continuato a lavorare e ho iniziato a propormi individualmente nel territorio. È stato così che ho conosciuto l’Alzheimer, in una famiglia toccata profondamente dal dolore e al tempo stesso fortissima. Da questa esperienza è nato il mio libro «Le margherite di latta» e l’Associazione «Alzheimer Bassa Friulana», di cui sono stata Presidente per 8 anni. Successivamente, sono stata chiamata a dirigere una struttura in Piemonte e ora, a scrivere anche il mio secondo libro sulla terza età. Il mio sogno, adesso, sarebbe insegnare nel settore. Posso davvero dire di aver vissuto l’ambito dell’assistenza da tutti i lati: pratico, burocratico, personale.

Qual è, secondo te, la caratteristica più importante che deve avere chi lavora in quest’ambito?
Devo dire che tutte queste esperienze, soprattutto quella attuale, mi hanno fatto capire una cosa molto importante: la passione cambia tutto.

«C’è una bella differenza tra badare e assistere»

Che consigli daresti ai ragazzi che si preparano a fare il tuo stesso lavoro?
Guardate bene dentro voi stessi. Non fate questo lavoro per soldi, ma per passione. Quando hai un anziano di fronte, e lo guardi veramente, vedi un mondo. Questo lavoro richiede forza e sacrifici, ma i risultati ripagano tutto.

Parlaci del tuo libro «Le margherite di latta». Che messaggio vuoi trasmettere attraverso la storia che hai raccontato?
«Le margherite di latta» racconta una bellissima storia d’amore, reale, tra un uomo di 58 anni con l’Alzheimer e sua moglie. Ho assistito quest’uomo per un bel po’ di tempo prima di riuscire, un po’ alla volta, a capire e a vedere la storia meravigliosa che c’era tra loro due. Una storia profonda e commovente. Ricordo, ad esempio, che lei gli diceva «ti amo» e lui riusciva a risponderle con gli occhi. Fino all’ultimo, lui ha continuato a intagliare delle splendide margherite nelle scatole di latta, per poi regalarle alla moglie: da qui, il titolo del libro.

Senza polemizzare sull’attuale situazione sociale italiana, vorrei che si capisse quanto si sentono sole le famiglie, quanto sono costrette ad accettare nei momenti più fragili della loro vita, quanta disperazione si cela tra le loro mura domestiche. Se la famiglia protagonista del mio libro fosse stata seguita veramente, la moglie non sarebbe mai arrivata ad immaginare gesti estremi. Avrebbe sicuramente sofferto lo stesso, ma non fino a quel punto.