Intervista a Kaltoum Mlouki

“Non dimenticherò mai il mio arrivo in Italia dal Marocco. Era il 4 maggio 2003, avevo 16 anni ed ero arrivata a Salerno assieme a uno zio. La mia intenzione era di continuare gli studi che stavo facendo in patria – ricorda Kaltoum Mlouki residente a Torino – ma ho capito immediatamente che, almeno in quel momento, era un’impresa impossibile sia perché i percorsi scolastici erano diversi, sia per i problemi legati alla lingua: parlavo solo francese, facevo difficoltà a capire e parlare, figurarsi a studiare…”.

E allora cosa hai fatto?

“Vari lavori, aiuto cuoco, lavapiatti, in un panificio… Quando ho compiuto i diciott’anni sono andata a vivere da sola ma poco dopo, quando è arrivata a Torino mia zia, la sorella di mia madre, ho deciso di trasferirmi al Nord, a casa sua. Nella nuova, grande città ho trovato subito da fare come operatrice in un call center e addetta alle pulizie, e solo tre mesi dopo avevo già trovato casa da condividere con una mia amica”.

Sei un tipo indipendente…

“Sì, mi è sempre piaciuto costruirmi da sola la mia vita. È stato proprio in quel periodo che ho cominciato a lavorare nell’assistenza alla persona, sia a domicilio che in ospedale. Nel frattempo studiavo per ottenere il diploma di terza media. Sono passati così cinque anni, alla fine dei quali sono stata raggiunta dalla mia sorella più piccola: ho cambiato casa e siamo andate a vivere insieme”.

Non avevi nostalgia del Marocco?

“Mi hai tolto la parola di bocca. Avevo tanta nostalgia e a un certo punto ci sono tornata, per due mesi, ma dall’Italia continuavano ad arrivarmi richiami e proposte di lavoro e così sono tornata per seguire una persona che aveva bisogno di una badante 24 ore su 24. Era un lavoro impegnativo e mi rendevo conto di aver bisogno di maggiori conoscenze infermieristiche. E’ stato per questo che ho deciso di iscrivermi al corso del Cortivo”.

L’hai già finito?

“No, avevo appena iniziato quando mi è stata diagnosticata un’amiotrofia muscolare. È una patologia che incide sulla capacità di compiere sforzi fisici, dovevo rapidamente cambiare strada perché non potevo continuare a lungo a fare fatiche come quelle richieste dall’assistenza a una persona non autosufficiente. La soluzione che ho sentito più mia è stata cambiare specializzazione, da Operatore Socio Sanitario a Operatore Multiculturale, ed è stata una scelta vincente”.

Racconta…

“Ho macinato esami uno dietro l’altro e ben presto sono arrivata al momento del tirocinio, che è stato per me una vera rivelazione. L’ho svolto presso due realtà, l’ASAI Associazione di Animazione Interculturale e l’Arcidiocesi di Torino Ufficio Pastorale Migranti. Con la prima seguivo il doposcuola per ragazzi italiani e soprattutto immigrati mentre con la seconda lavoravo al desk di accoglienza, ascoltavo le necessità degli utenti e fornivo informazioni, li accompagnavo e li orientavo verso i servizi interni ed esterni che potevano dar loro assistenza e aiuto”.

Una grande esperienza!

“Sì, davvero entusiasmante, mi sono impegnata al massimo e, alla fine del tirocinio, mi hanno chiesto di continuare a collaborare con loro”.

Per cui adesso stai continuando a lavorare lì?

“In realtà il lavoro con cui mi mantengo sono ancora le pulizie, ma continuo anche a collaborare con l’ASAI, spero che presto si sblocchi qualcosa e che possa cominciare a fare con continuità il lavoro per il quale mi sento più portata, ovvero aiutare altri migranti come me a inserirsi, a trovare un futuro qui in Italia: sarebbe il modo migliore per sentirmi veramente utile”.