Intervista a Marta Maio, assistente all’infanzia Cortivo

“Forse anche perché mio padre è disabile ho sempre avuto lo sguardo rivolto al sociale” – racconta Marta Maio di Attigliano in provincia di Terni .
“Sin da bambina ho seguito le attività di un centro estivo per disabili dove ho continuato ad operare come volontaria anche quando frequentavo le scuole superiori”.

Quali studi hai fatto?

“Il liceo linguistico, non c’entrava per nulla con il sociale ma nella scelta degli studi mi è capitato di
andare un po’ a caso anche quando mi sono iscritta al DAMS. L’ho frequentato per due anni ma, quando mi mancavano ormai pochi esami, mi sono resa conto che non faceva per me e l’ho mollato. Poi ho fatto un anno di servizio civile e questo sì che mi è piaciuto: ho partecipato a un progetto di assistenza scolastica per bambini figli di immigrati, principalmente africani e sudamericani, e sentivo di fare qualcosa di utile, li aiutavo nei compiti ma non solo, li assistevo nelle attività ricreative, nei laboratori, è stato un bel periodo che mi ha convinto a continuare su quel percorso”.

Come?

“Nel 2010 sono entrata come figura educativa in una casa famiglia e, subito dopo, ho deciso di frequentare il corso dell’Istituto Cortivo di assistente all’infanzia presso la sede di Roma. Avevo necessità di un titolo che mi qualificasse ma sentivo anche il bisogno di una formazione teorica da aggiungere a ciò che apprendevo nella pratica quotidiana”.

L’esperienza con il Cortivo ti ha soddisfatta?

“Sì, mi sono sentita responsabilizzata. Non c’era l’obbligo di frequenza, per cui ero solo io a decidere quando e quanto studiare, e questo mi stimolava a dare di più, a impegnarmi, peraltro aiutata dai libri, chiari e sempre interessanti. I docenti li ho incontrati solo agli esami, ma in quelle occasioni ho trovato preparazione e piacevole accoglienza come, del resto, nei contatti telefonici che ho avuto con la sede di Padova: gentilezza, precisione e tanta disponibilità. Ho finito il corso nel 2013, il tirocinio l’ho svolto nella stessa casa famiglia dove continuo a lavorare tuttora”.

Nelle tue note personali vedo che attualmente stai seguendo un corso di grafologia: me ne puoi parlare?

“Certo, era da tutta la vita che desideravo dedicarmi a questa materia, da quando, in prima media, sono stata seguita tutto l’anno da un grafologo. Ecco, quello è stato il mio primo contatto con la grafologia e ne rimasi talmente affascinata che appena ho avuto le condizioni per lanciarmi, l’ho fatto”.

Spiegaci un po’…

“Per combinazione frequento il corso nella stessa sede del Cortivo a Roma. Sono al secondo anno, me ne manca ancora uno prima della tesi e della specializzazione. Seguiamo la scuola morettiana, italiana, caratterizzata da un metodo rigoroso al punto da collocarla a buon diritto fra le scienze umane. È una disciplina durissima, basata su misurazioni al micron e precisi riscontri matematici, che consente di definire la personalità di chi scrive attraverso l’analisi della sua scrittura. Mi piacerebbe utilizzarla per l’analisi familiare, per aiutare i componenti della famiglia a trovare equilibrio e armonia con uno strumento molto potente, che può affrontare e risolvere molti problemi negli adulti, nei ragazzi e nei bambini”.

Sei in formazione continua, hai qualche altra intenzione per il futuro?

“Mi piacerebbe fare la LIS, la scuola che insegna la lingua italiana dei segni, non perché abbia fatto esperienze con persone sordomute ma semplicemente perché mi interessa. Penso che sia giusto seguire i propri interessi, anche al di là dell’aspetto lavorativo immediato, credo che sia il modo migliore per accumulare competenze che chissà, un giorno, potrebbero rivelarsi preziose…”.