INTERVISTA AD ANTONIO PALUMBO

INTERVISTA AD ANTONIO PALUMBO

"Da ragazzino non mi andava di studiare – racconta Antonio Palumbo di Napoli – ho frequentato per un paio d’anni l’istituto alberghiero e poi basta, solo lavoretti di ogni genere per guadagnare qualcosa. Poi, però, mi sono fidanzato con una ragazza i cui familiari erano tutti laureati. Mi sentivo fuori posto con la mia terza media e, per questo, ho deciso di iscrivermi ai corsi serali per ottenere il diploma come Tecnico di Gestione Aziendale. Così, dai 24 ai 29 anni, ho ricominciato a studiare: di giorno lavoravo e la sera a scuola e sui libri, sino ad ottenere il diploma".

Com’è stata la tua vita da diplomato?

"In realtà non è cambiato nulla di sostanziale. Provavo la crescente sensazione che non stavo trovando la strada giusta per me. Avevo più di trent’anni e non sapevo che pesci pigliare…".

Cosa hai fatto?

"Ho lasciato fare al destino, ovvero a quello strano intreccio fra il caso e la volontà dell’individuo che, a volte, genera dei risultati straordinari. Almeno per me è stato così".

Racconta…

"Il caso ha voluto che mia sorella si fosse iscritta all’Istituto Cortivo. Pagava le scadenze, ma non studiava e non dava esami, un vero e proprio vuoto a perdere. E qui è subentrata la mia volontà. Le ho chiesto: ‘perché non lasci provare a me?’. ‘Va bene’, ha risposto, ed io ho mandato la domanda di cambio all’Istituto Cortivo e mi sono messo a studiare di buona per la specializzazione infanzia, di sera perché di giorno distribuivo pubblicità porta a porta. Ho fatto tutti gli esami e poi i tirocini in due strutture del Comune, un Centro Polifunzionale per ragazzi sino ai 18 anni inviati dai Servizi Sociali e una ludoteca per bambini sino ai 12 anni. Belle esperienze tutte e due, ma la vera novità era dentro di me: mi stavo appassionando come non mi era mai capitato. Mi piaceva sempre più questo lavoro, e lo facevo bene, ero apprezzato e benvoluto dai ragazzi e dagli altri operatori, sentivo che avevo trovato il mondo su misura per me, adatto al mio carattere e alla mia sensibilità, dove potevo impegnarmi con soddisfazione".

E adesso cosa fai?

"Sto continuando a lavorare part-time nella ludoteca con un contratto a progetto che sinora è sempre stato rinnovato. Mi trovo benissimo, la mattina seguo i bambini in attività di laboratorio come maschere, burattini e costruzioni mentre il pomeriggio facciamo attività ludiche, canto, danza e giochi da tavolo. È un’esperienza che mi riempie, ritornare un po’ bambino è estremamente rigenerante… consiglierei a tutti di provare a farlo, anche solo per hobby, è una cosa fantastica".

Ti sento entusiasta!

"E come potrei non esserlo? Dopo tanti anni di tentativi ho trovato una collocazione che sento giusta per me che amo le cose semplici, spontanee, rivolte solo ad aiutare e a far stare meglio gli altri".

Cosa vedi nel tuo domani?

"Mi piacerebbe molto mettere in piedi una struttura per l’infanzia, una ludoteca un po’ speciale con attività di gioco e lavoretti artigianali, anche un orto se fosse possibile. Oppure c’è un’altra idea che mi frulla nella testa: avviare un ecovillaggio, forse in Puglia, nella Valle d’Itria, sul tipo di quelli che già ci sono in varie parti d’Italia. Si tratta di realtà aperte ad adulti e famiglie dove si vive a contatto con la natura cercando di raggiungere i massimi livelli di autosufficienza, dal punto di vista alimentare come da quello energetico. Credo che queste situazioni non rappresentino, come pensano alcuni, un passo indietro. Anzi, ritengo siano i primi esempi di un possibile futuro, quando il superfluo sarà eliminato e le tecnologie saranno al servizio dell’uomo senza devastare l’ambiente".