Intervista ad Alberto Boffelli

“Ho trentanove anni e pratico le arti marziali sin dalla culla. Mio padre era un maestro, a nemmeno cinque anni avevo già frequentato il primo corso di karate, a nove ero già cintura nera”. Alberto Boffelli di Venezia, campione e maestro di arti marziali, allievo dell’Istituto Cortivo, ha ottimi progetti per il futuro.

“Lungo il mio percorso sono diventato allenatore, istruttore, e poi maestro e preparatore atletico; ho insegnato il karate ad oltre un migliaio di ragazzini con i quali ho sempre cercato di costruire relazioni positive, finalizzate non solo al risultato”.

C’è qualcosa che ti distingue come maestro?

“Sì, alcune modalità di insegnamento. Faccio combattere i miei allievi sin da subito, dopo un paio di mesi dall’inizio del corso, questo per sviluppare in loro consapevolezza e autocontrollo. […] Agli inizi propongo un combattimento facile e non pericoloso, utile anche a favorire un buon coordinamento, molto importante in ragazzi che stanno crescendo e che hanno gli arti in costante allungamento. Un approccio che ha risvolti positivi anche dal punto di vista psicologico perché consente di acquisire più sicurezza in se stessi, superando quella goffaggine motoria di cui spesso gli adolescenti si vergognano e che è tra le prime cause di abbandono di uno sport”.

Come mai un maestro di karate si iscrive a un corso per Assistente all’infanzia?”.

“Per cercare nuovi traguardi evolutivi. Nella vita si cresce e io, a trentasei anni, mi sono reso conto che la vita mi aveva portato non solo a insegnare arti marziali ma anche a fare un po’ l’educatore. Avevo intuito e capacità empatiche ma mi mancava la cornice teorica. Così ho scelto di iscrivermi al Cortivo e, studiando sui vostri libri e consultando anche alcuni testi universitari prestatimi da un mio amico docente universitario presso la facoltà di fisioterapia di Venezia, ho avuto la conferma di essere sempre stato sulla strada giusta”.

Cioè?

“Nel mio ambiente spesso il maestro è una figura distante, fredda, alla “giapponese”, che si limita a insegnare tecnica e disciplina. Io, con i miei allievi, ho sempre preferito il dialogo, mi sono sempre interessato anche alle loro vite, rispettando le loro personalità. Oggi, grazie anche al tirocinio che sto svolgendo in una comunità per minori in difficoltà, mi sento ancora più sicuro del modo in cui relaziono con bambini e adolescenti. A Ca’ dei Bimbi, dove vengono accolti minori dagli 8 ai 17 anni, i ragazzi mi portano rispetto, mi riconoscono l’autorevolezza dell’adulto nonostante il nostro sia un rapporto affettuoso e confidenziale”.

Sappiamo che hai un progetto in mente: vuoi raccontarci qualcosa?

“La mia idea è quella di andare oltre l’insegnamento delle arti marziali per offrire ai ragazzi nuove opportunità: campus, uscite domenicali, momenti ludici e gite conoscitive, attività extra di tipo educativo, per imparare ad essere più consapevoli, maturi e autonomi. Nelle mie intenzioni c’è anche quella di organizzare incontri e seminari condotti da esperti a sostegno della genitorialità, per affrontare con gli adulti alcuni temi cruciali che riguardano i loro figli”.

Recentemente hai partecipato al seminario del Cortivo “Relazione d’aiuto: le potenzialità della persona”. Che impressione ti ha lasciato?

“È stato molto interessante. Mi è piaciuta in particolare la parte relativa alle virtù viste in relazione alle potenzialità. Si tratta di una modalità diversa per riflettere su se stessi, per capire quali sono i punti sui quali è necessario lavorare per fortificarsi e migliorare. È un tema che mi piacerebbe approfondire…”.