Intervista a Susanna Michaela Olson

Susanna Michaela Olson, di Poiana Maggiore (Vi), si è specializzata in assistenza all’infanzia alcuni anni fa. Oggi, mentre lavora al nido e al doposcuola, studia per specializzarsi anche nell’ambito del Counseling. Susanna ama l’arte, il teatro, la musica e trasporta le sue passioni in tutto quello che fa: dai laboratori per i piccoli al rapporto con se stessa.

Ciao Susanna, dove stai lavorando in questo momento?
In questo momento lavoro di mattina al nido di Cinto Euganeo, con bambini di 2 anni e mezzo e, nel pomeriggio, organizzo il doposcuola alla scuola elementare di Battaglia Terme. Al nido svolgo laboratori di teatro e musica, mentre alle elementari accolgo i bambini e li aiuto a fare i compiti.

Hai scelto di specializzarti anche in Counseling, come mai?
Mi piace tantissimo studiare, sento che mi arricchisce e che mi aiuta in tutti gli ambiti della vita. Quando ho concluso il mio ciclo di studi sull’assistenza all’infanzia, durante l’esposizione della tesi un docente mi ha fatto notare una predisposizione all’ambito del Counseling. Io ci ho pensato un po’, ho approfondito per conto mio e ho capito che mi sarebbe piaciuto saperne di più. Così mi sono iscritta anche a questo corso.

Pensi di mettere insieme le tue competenze di Assistente all’infanzia con quelle sul Counseling?
Assolutamente sì, anche perché per relazionarsi con i bambini e con i loro genitori è fondamentale aver prima fatto un percorso personale dentro se stessi. Il corso in Counseling mi sta aiutando a capire molte cose su di me, a riflettere sulle mie predisposizioni e a essere più consapevole. Tutto questo, ovviamente, si riflette anche sul mio andamento professionale.

«Se stai bene con te stesso, stai bene anche con gli altri e soprattutto con i bambini. Loro hanno una capacità incredibile di guardarti dentro»

Che cosa deve avere, secondo te, il Counselor ideale?
Deve essere empatico, creativo, saper ascoltare. Ma soprattutto, deve riuscire a comprendere le persone in modo neutro, senza giudicarle, mantenendo un certo distacco e al tempo stesso facendo sentire la sua vicinanza.

Cambiare strada, a volte, è una scelta difficile, ma l’unica possibile. E tu ne sai qualcosa…
Assolutamente sì. Alcuni anni fa, in piena crisi economica, ho lasciato un lavoro fisso per seguire la mia vera passione. Nel frattempo ho studiato, sono cresciuta, non mi sono mai fermata e oggi posso dire che mi sento molto più realizzata di prima.

«Quando non ci si sente più stimolati, vivi, arricchiti dal proprio lavoro, è il momento di guardarsi dentro per trasformare quel periodo di crisi in un’opportunità»

Con questo, ovviamente, non voglio dire che tutti debbano lasciare il proprio lavoro da un giorno all’altro. Per generare un cambiamento positivo è importante iniziare a poco a poco, anche solo creando nuove occasioni e facendo esperienze diverse.

Dove ti vedi tra 10 anni?
Mi vedo come un’evoluzione di quello che sono oggi, sempre con l’arte al mio fianco e con nuove competenze. Spero di poter essere d’aiuto agli altri, di poter cogliere il loro meglio e di crescere anch’io attraverso loro.

Qual è il tuo sogno nel cassetto?
Io ho sempre sognato una bella famiglia e un lavoro creativo a contatto con le persone. In parte, quindi, lo sto realizzando.

Come ti senti quando vai al lavoro e quando torni a casa?
Quando parto, mi sento proprio bene perché il mio lavoro mi soddisfa e mi arricchisce. Quando torno, a volte posso sentirmi stanca perché lavorare con i bambini richiede molte energie, ma per me ne vale sempre la pena.