Intervista a Graziella Daniele

“Se da ragazzina ho scelto di diventare odontotecnico lo devo più che altro a mio padre – racconta Graziella Daniele della provincia di Verona – che vedeva in questa professione un buon futuro. E in effetti quando ho concluso gli studi sembrava proprio che avesse avuto ragione. Per quasi un decennio, infatti, ho avuto ogni anno la possibilità di insegnare come supplente laboratorio odontotecnico presso una scuola superiore di avviamento professionale. Non che la materia mi piacesse oltremodo, ma la continuità di impiego mi permetteva di essere economicamente indipendente e coltivavo sempre la speranza di poter passare dal precariato alla definitiva assunzione”.

E invece?

“Invece niente, a un certo punto anche le supplenze sono diventate più rare sino a fermarsi completamente. Mi sono ritrovata più che trentenne a ripensare alla mia vita professionale, a cercare una strada diversa. Sarà stato l’istinto, oppure il fatto che ho una sorella microcefala a cui sono molto legata o le attività di volontariato che svolgevo in un’associazione per diversamente abili, ma sentivo sempre più forte dentro di me la vocazione verso il sociale. Avevo voglia di ricominciare, studiare, imparare, prepararmi al meglio per poter essere d’aiuto alle persone in difficoltà, ai bambini soprattutto. È stato così che mi sono iscritta all’Istituto Cortivo, scegliendo la specializzazione Infanzia: la nascita della mia bambina, che adesso ha due anni, mi ha fatto ritardare con gli esami, sono arrivata circa a metà ma adesso sono più libera, ripartirò a razzo e spero proprio di riuscire a concludere tutto entro l’anno prossimo”.

Sei stata a Padova a seguire il corso di Impresa Sociale. Perché?

“Con il mio compagno, Ramon Ferreira, abbiamo la ferma intenzione di aprire una struttura tutta nostra, e siamo venuti insieme a Villa Ottoboni per chiarirci le idee”.

Obiettivo raggiunto?

“Sì, il corso è stato estremamente interessante, ci è servito davvero tantissimo. Adesso sappiamo cosa vogliamo fare e, grazie alle informazioni e ai consigli che abbiamo ricevuto, sappiamo anche come vogliamo farla”.

Cosa?

“Una struttura di cui c’è molto bisogno, uno spazio che forse definire ludoteca è riduttivo, in cui i genitori possano lasciare in tutta tranquillità i loro figli, sia disabili che normodotati, dai cinque anni in su, e dove gli stessi genitori possano confrontarsi”.

Avete già trovato il locale?

“No, prima voglio finire gli studi, diventare a tutti gli effetti Operatrice Socio Assistenziale per l’Infanzia, e poi dare definitiva concretezza al progetto. Non voglio fare passi avventati, sarà un percorso meditato ma determinato, che intraprenderemo facendo tesoro delle indicazioni che ci ha fornito l’Istituto Cortivo”.