INTERVISTA A GIOVANNA IMBRENDA

"La propensione che sentivo verso il sociale e soprattutto verso il lavoro con i bambini era già chiara in me quando ho deciso di iscrivermi alle scuole magistrali – ricorda Giovanna Imbrenda di Campagna in provincia di Salerno – ma il problema è cominciato quando ho finito le superiori e ho capito che solo con quel diploma mi sarebbe stato ben difficile riuscire a realizzare la mia aspirazione".

È un momento difficile per tanti…

"Sì, ci si trova all’improvviso a confrontarsi con scelte impegnative, e non me la sono sentita di tagliare i tempi. Così mi sono presa un anno di sospensione, per pensarci e considerare con calma le possibilità che avevo. Alla fine, l’università l’ho esclusa anche per qualche problema che avevo in famiglia e ho optato per l’Istituto Cortivo, iscrivendomi alla specializzazione OSA per l’Infanzia".

Come mai proprio l’’Istituto Cortivo?

"All’inizio mi piaceva perché era una soluzione più flessibile, poi ho scoperto le materie interessanti, il rapporto uno a uno con i docenti, lo spazio che viene lasciato agli allievi… Mi sono trovata benissimo, con gli studi e con il tirocinio".

Dove hai svolto il tirocinio?

"In una struttura che mi aveva colpito subito, quando avevo fatto la ricerca territoriale, perché il personale era tutto molto giovane, ma anche molto preparato. Era a un quarto d’ora d’auto da casa mia e, quando hanno accettato la mia richiesta, ero davvero contenta. Dopo i primi giorni, durante i quali sono rimasta un po’ in disparte ad osservare la situazione, ho cominciato subito a sentirmi ben accolta, a mio agio, attentamente seguita dal tutor e da tutta l’équipe. Ho dato il meglio di me stessa e, alla fine, mi hanno chiesto di rimanere con loro".

Assunta appena finito il tirocinio?

"No, prima ho fatto delle sostituzioni estive, ma da ottobre del 2010 sono stata assunta con contratto rinnovabile di anno in anno".

Che tipo di struttura è?

"Si chiama ‘Una Casa per la Vita Onlus’, e gestisce due comunità, una per minori disagiati e l’altra per madri in difficoltà con bambini. Il personale, composto da noi educatori, ma anche da altri operatori, una psicologa, un’assistente sociale e un sociologo-coordinatore, si scambia mensilmente fra le due realtà".

Così un mese con i bambini e l’altro con le mamme e i loro figli?

"Sì, è un’esperienza molto arricchente. Con i piccoli, da 4 a 12 anni: li accompagniamo a scuola, li portiamo a fare sport, danza, d’estate al mare. Organizziamo cacce al tesoro e situazioni di clown therapy, li facciamo sentire seguiti e benvoluti, li rimettiamo in carreggiata. Quando arrivano sono allo sbando, senza regole. Poi, mano a mano, ritrovano se stessi e il piacere di stare con gli altri. Con le mamme è più difficile: sono donne con una vita dura alle spalle e il nostro compito è aiutarle a riabilitarsi. Le affianchiamo nella ricerca di un lavoro e, quando sono impegnate, teniamo noi i bambini".

Ti sento soddisfatta, ma volevo comunque chiederti se hai qualche altro progetto per il futuro…

"In effetti ho iniziato un master in Counseling e Analisi Transazionale assieme ad altre quattro ragazze che lavorano con me. Ci siamo appassionate a queste materie e ci piacerebbe fare qualcosa insieme, magari continuare a lavorare con i minori, ma a un livello più alto. Siamo mettendo a punto un progettino per la riabilitazione di minori reclusi… vediamo, i docenti del master ci stanno appoggiando, speriamo che ne venga fuori qualcosa di concreto".