INTERVISTA A FRANCESCA CAMUSO

INTERVISTA A FRANCESCA CAMUSO

Mi sono diplomata perito aziendale a 18 anni con la consapevolezza che il diploma appena conseguito non mi sarebbe stato utile per il futuro. I miei interessi non avevano nulla a che fare con ciò che sino a quel momento avevo studiato.

Così si presenta Francesca Camuso che, ancora prima di superare l’esame finale come Operatore Socio Assistenziale per l’infanzia, ha iniziato a lavorare in una scuola materna nella provincia di Piacenza.

Sì, ho portato a termine il corso di formazione con l’Istituto Cortivo a fine settembre dello scorso anno ma già pochi giorni prima ero stata assunta dalla stessa cooperativa nella quale avevo svolto il mio tirocinio.

Insomma, hai finalmente trovato la tua strada…

Beh, sì. Ho sempre avuto il pallino del sociale e, terminata la scuola, ho continuato a dedicarmi al volontariato, in particolare all’assistenza dei disabili. Nel frattempo mi arrangiavo con lavoretti saltuari. Poi ho notato la pubblicità dell’Istituto Cortivo e mi sono iscritta. È stata un’esperienza positiva perché mi ha permesso di aggiungere alla pratica che già avevo come volontaria un insieme di conoscenze teoriche che mi mancavano e che invece sono fondamentali per chi decide di lavorare nel campo dell’assistenza. Importantissimo è stato il tirocinio, svolto all’interno di un Gruppo Famiglia gestito dalla stessa Cooperativa che in seguito mi ha assunta.

Di cosa ti occupi?

Lavoro in una scuola materna e assisto un bambino di cinque anni affetto da una forma lieve di autismo. È marocchino, molto intelligente, seguito anche da un insegnante di sostegno con cui collaboro strettamente. Ci diamo un po’ il cambio e lavoriamo soprattutto sul piano della socializzazione.

Puoi approfondire l’argomento?

Certamente. Il bimbo è naturalmente seguito da un’équipe psico-medico-pedagogica alla quale facciamo riferimento. A me, ad esempio, è stato chiesto di lavorare molto sul piano della comunicazione, soprattutto tramite il contatto visivo: faccio in modo che il bambino mi guardi negli occhi mentre gli sto parlando. Mantenere il contatto visivo con i bambini autistici significa aiutarli a non chiudersi nel loro mondo favorendo così il loro processo di socializzazione. Il mio bimbo, poi, essendo anche straniero, ha bisogno di tecniche educative che facilitino l’integrazione e lo aiutino a relazionarsi con i compagni. Comunque sta facendo notevoli progressi: riesce a pronunciare brevi frasi, sta imparando i nomi degli altri bimbi e riesce persino a prenderli per mano. Uno dei miei compiti è anche favorire il gioco simbolico, tappa obbligata nello sviluppo evolutivo di ogni bambino, cruciale soprattutto nei bimbi come lui che hanno problemi nella formazione dell’identità.

Quante ore lavori alla settimana?

In tutto lavoro 30 ore settimanali di cui 25 con il mio piccolo e le rimanenti 5 nelle varie strutture gestite dalla cooperativa, a seconda delle necessità

Cosa ti auguri per il futuro?

Anzitutto che mi rinnovino il contratto e poi di continuare a operare all’interno della scuola, un ambiente che mi piace molto e che trovo davvero stimolante.