Intervista a Catia Ferrari

Intervista a Catia Ferrari

"Quando ho finito la terza media a Milano e ho dovuto decidere come continuare gli studi – racconta Catia Ferrari oggi residente a Rovolo di Frassinoro in provincia di Modena – ho scelto la strada che più delle altre prometteva di garantirmi un titolo spendibile sul mercato del lavoro milanese. Prima mi sono iscritta al corso breve di stenodattilografia ma poi, grazie anche alle insistenze dei professori che incoraggiavano i miei genitori a farmi continuare, visti i buoni risultati che conseguivo, ho proseguito sino a diventare segretaria d’azienda. Però, nel mio cuore, rimaneva sempre un desiderio inappagato: sin da ragazzina mi sentivo molto portata a stare con i bambini, una vocazione che mi veniva costantemente confermata dai lavoretti di baby sitteraggio che facevo durante gli anni delle superiori per portare qualche soldo a casa, ma non trovavo l’occasione per far diventare questa mia passione una professione".

E dopo il diploma?

"Ho trovato occupazione in varie ditte. Sono una persona che ama fare bene il proprio dovere e, visto che quello era il campo in cui ero chiamata a dare il meglio di me, ho cercato di acquisire conoscenze in grado di potenziare le mie capacità. Ad esempio, ero consapevole di dover approfondire la conoscenza delle lingue straniere e, per questo, ho fatto una vacanza studio in Francia dalla quale sono uscita con il massimo dei voti e poi un corso di inglese. Ero apprezzata, ma quando la crisi economica ha cominciato a mordere non c’è stato nulla da fare: ho perso il lavoro. Era il 2002, avevo 32 anni, e mi sono trovata a ripensare a me stessa e a cosa volevo fare della mia vita…".

Un momento di svolta…

"In effetti mi sono rimessa a cercare lavoro, ma non avevo le idee chiare. A chiarirmele è stata una mia amica che mi ha consigliato di seguire la mia passione: perché insistere con le aziende, diceva, se ti piacciono i bambini, prova a trovare qualcosa in quel settore. E così ho fatto. Ho lavorato per cinque anni a Corsico, dalla mattina alla sera, in una scuola materna e poi alle elementari. Facevo il pre e il doposcuola e delle ripetizioni: sono stata anche scelta per un corso didattico per le medie, che mi ha impegnato per un anno. Durante questo periodo, giorno dopo giorno, ho maturato la convinzione che non avrei potuto fare altro che questo: aiutare i bambini nel loro percorso di crescita, essere vicina a loro, divertirli, stimolarli a imparare, a diventare grandi. Ma nel frattempo capivo che per poter offrire loro il massimo avevo bisogno di una formazione adeguata".

E ti sei iscritta all’Istituto Cortivo.

"Sì, alla fine del 2007, per diventare OSA per l’Infanzia. Ho trovato gli studi molto interessanti, non facili, sempre fortemente rivolti alla pratica. Ho verificato i testi sui quali studiavo con quelli di alcuni miei amici universitari: gli argomenti erano gli stessi, ma piuttosto che sulla teoria puntavano sempre sull’applicazione dei concetti nell’attività quotidiana, perfetti per me che desideravo acquisire strumenti per migliorare la qualità e l’efficienza dei servizi che prestavo".

Hai finito in tempi brevi?

"Sì, nell’ottobre del 2010. Proprio in quel periodo mi sono trasferita da Milano a Frassinoro, sull’Appennino modenese: volevo vivere in montagna, uscire dalla metropoli, ma i primi tempi non sono stati facili. Ho lavorato come operaia in una fabbrica di ceramiche, come cameriera in un ristorante, come baby sitter… Nel frattempo però ho inviato tante domande, ho girato tutte le scuole della zona, ho parlato con i sindaci spiegando la mia qualifica e i servizi che potevo offrire. Così, nel febbraio del 2011, sono stata chiamata dal sindaco di Frassinoro per un colloquio con la dirigente scolastica che mi ha affidato per tutto l’anno l’assistenza di una bambina di quattro anni con problemi di sordità e di apprendimento. Quest’anno sono stata riconfermata e in più seguo anche la sorella della bimba, di otto anni. Aiuto gli insegnanti nella didattica in classe e faccio in tutto diciotto ore alla settimana. Inoltre mi occupo privatamente di un bimbo con difficoltà di apprendimento".

Ti sei inserita…

"Sì, ho un buon rapporto con i piccoli e con i docenti, il lavoro mi piace, mi dà tante soddisfazioni e gratificazioni personali. Certo, se il contratto fosse più sicuro e remunerativo, se facessi più ore con più bambini, sarei ancora più contenta, ma di questi tempi non si può chiedere la luna".