Intervista a Balseca Varela Carmen del Rocio

“In Ecuador, dove mi sono laureata in economia e commercio, mi sono sposata giovanissima e sono diventata mamma di due bambini – spiega Balseca Varela Carmen del Rocio – ma le difficoltà economiche che attraversava in quel periodo il mio paese mi costrinsero a decidere di emigrare. Nel 2001 arrivai in Italia, dove mi raggiunsero dopo sei mesi mio marito e i bimbi. Da parte mia ho trovato ben presto lavoro come assistente di un’anziana signora, mansione che ho svolto per otto anni sino a quando, alla fine del 2009, sono successe delle cose che mi hanno fatto cambiare strada”.

Ovvero?

“Nel giro di pochi mesi la signora che assistevo è passata a miglior vita ed io sono diventata nonna di un bellissimo bambino. Ecco, è stato proprio l’entusiasmo per questa nascita che mi ha portato a pensare che, con tutta l’esperienza che avevo nell’allevare bambini, avrei potuto probabilmente agire molto bene nel campo dell’infanzia. Sentivo l’esigenza di ricominciare a studiare, di dotarmi di una formazione professionale che mi consentisse non solo di trovare un’occupazione più qualificata, ma anche di svolgerla nel migliore dei modi”.

Per questo ti sei iscritta all’Istituto Cortivo?

“Sì, l’ho trovato in internet e mi ha subito incuriosita, mi è sembrato molto convincente lo slogan ‘Diventa protagonista nel sociale’, era proprio ciò che desideravo! Ho sostenuto il colloquio con l’Informatore Didattico e ho avuto solo conferme: mi ha esposto tutto con chiarezza e ha risposto esaurientemente ad ogni mia domanda. Ero convinta e mi sono iscritta per la specializzazione Operatore Socio Assistenziale per l’Infanzia“.

Come ti sei trovata?

“Benissimo, anche se all’inizio ho fatto fatica, soprattutto per le difficoltà riscontrate con il linguaggio tecnico utilizzato nei testi. Ma sono riuscita a superare ogni problema anche grazie all’ottima organizzazione dell’Istituto Cortivo e alla sua grande disponibilità: mi sono sentita accolta, seguita, aiutata, presso la sede trovavo sempre la possibilità di dialogare, di chiarire i miei dubbi. Così ho fatto tutti gli esami e poi è venuto il momento del tirocinio”.

Dove l’hai fatto?

“Dopo che la ricerca territoriale mi aveva portato a conoscere varie e interessanti realtà ho deciso di rivolgermi alla Comunità Oklahoma Onlus di Milano, che mi ha accettato. È stata un’esperienza fantastica, sin dai primi giorni ho avuto modo di esprimere tutta la mia voglia di dare il massimo, mantenendo un profilo in equilibrio fra la mamma e l’operatrice”.

Chi erano gli ospiti?

“Ragazzi con disagio socio economico, in gran parte immigrati, dai 12 ai 18 anni. Adolescenti in cerca di un’identità, alcuni erano là in alternativa al carcere, e tutti bisognosi di avere intorno un ambiente familiare, di ricevere calore umano e giusti consigli. L’obiettivo dell’intervento è sviluppare progetti di autonomia il più personalizzati possibile, in modo che ognuno di loro abbia la possibilità di valorizzare le proprie doti e capacità in vista dell’uscita dalla comunità e dell’entrata nel mondo del lavoro”.

In cosa consisteva il tuo lavoro?

“In cosa consiste, vuoi dire, perché lavoro ancora là”.

Ti hanno assunto?

“Sono stati gli stessi ragazzi a chiedere che rimanessi con loro, e anche i miei colleghi hanno appoggiato la richiesta. È stata una grande dimostrazione di stima nei miei confronti, e di questo li ringrazio dal profondo del cuore. All’inizio mi hanno offerto un contratto di collaborazione temporaneo che, dopo sei mesi, hanno trasformato in contratto a tempo determinato per un anno, sino al prossimo febbraio, e ci sono buone prospettive che venga rinnovato. Sono molto soddisfatta, mi piace rivivere la mia adolescenza con questi ragazzi, li insegno lo spagnolo, faccio le torte, cerco sempre di ricreare nella casa le tranquille atmosfere di una famiglia serena. Lo faccio con vero affetto, senza aspettarmi nulla in cambio, e sento che questo mio atteggiamento è apprezzato”.

Hai qualche altro programma per il futuro?

“Sono nonna, ma sono ancora giovane, ho appena superato i quarant’anni, e penso di avere ancora l’energia che serve per raggiungere un altro mio sogno. Devo mettere un po’a posto le idee, ma oggi il mio desiderio più grande è di iscrivermi alla facoltà di Psicologia: voglio farlo e penso proprio che ci riuscirò”.