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Successo di critica e di pubblico per “Parole come nuvole”.

newsletter-dicembre2013_2Raccontare la nostra storia e condividerla. Perché la vita è sempre un romanzo.

Il 16 novembre, a Villa Ottoboni, allievi ed ex allievi dell’Istituto Cortivo hanno partecipato al seminario “Parole leggere come nuvole”, nel corso del quale hanno potuto sperimentare direttamente la scrittura autobiografica, una metodologia che, come ha spiegato la conduttrice Cristina Zuppel, non solo favorisce il raggiungimento di una maggiore conoscenza e consapevolezza di sé, ma sensibilizza anche l’operatore sociale ad un ascolto profondo e rispettoso di ogni utente come persona ”portatrice di una storia”.

“Ogni individualità – specifica Cristina – rappresenta infatti una vicenda che vale la pena di essere raccontata, qualunque essa sia. E se si parte dalla propria storia, se attraverso la scrittura la si indaga e se ne ricerca il senso, sarà più facile riconoscere l’importanza del vissuto che si cela dietro ad ogni volto che incontriamo nella vita di tutti i giorni, anche per motivi professionali”.

Dopo la parte dedicata all’approfondimento teorico, Cristina ha guidato i partecipanti a ritroso nel tempo, a ripercorrere con la scrittura la dimensione della memoria.

Sono così emersi ricordi che hanno ridato vita a luoghi, oggetti, emozioni e figure parentali, riattivati da parole che spesso hanno colto sfumature e dettagli che sembravano perduti. Il gruppo ha scritto della propria infanzia, ha riflettuto sulla propria adolescenza, rivangato l’esperienza del “primo giorno” nel sociale, sperimentato infine la potenza della scrittura di getto, senza staccare la penna dal foglio, un modo unico per far uscire con spontaneità il proprio modo di essere.

Particolarmente emozionante è stata la condivisione delle scritture, quando ognuno, liberamente, ha letto ciò che aveva appena scritto. “La condivisione è un aspetto fondamentale del laboratorio in quanto affina la capacità di stare all’ascolto silenziosamente, in un atteggiamento rispettoso, non giudicante e accogliente”. “Per facilitare la memoria e la riflessione – puntualizza ancora Cristina – abbiamo utilizzato diversi strumenti: i testi letterari, il disegno, il lavoro in coppia, il petit onze, il collage”.

Una giornata intensa, quindi, che si è conclusa con una carrellata di possibili applicazioni della metodologia autobiografica nelle situazioni di lavoro. “Ciò che più mi premeva – aggiunge Cristina – era trasmettere il giusto approccio dell’operatore nei confronti del percorso autobiografico: scrivere per meglio conoscersi e riflettere come persona e come operatore, ma anche proporre la scrittura e la pratica della memoria per valorizzare e ridare dignità alla storia di vita delle persone che hanno bisogno di assistenza, soprattutto di coloro che stanno vivendo una condizione di forte disagio esistenziale”.

Ma qual è stato il parere del gruppo sull’esperienza appena vissuta? C’è chi ha trovato molto interessante rievocare emozioni e ricordi a cui non pensava da tempo, altri hanno “riscoperto la gioia e il piacere di scrivere” ma anche “nuovi strumenti per lavorare con i bambini”. Qualcuno si è sorpreso a cogliere, nella scrittura, quanto “le parole ci appartengano”, altri hanno infine definito il laboratorio “una bellissima esperienza di aggregazione, condivisione e confronto, un accrescimento personale ed emotivo”.

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