INTERVISTA A MARCO VITALE

Erano ormai più due anni che non vedevo Marco Vitale. L’ultimo incontro con lui risaliva infatti all’estate del 2005, poi c’eravamo sentiti ancora una volta in ottobre, quando mi aveva raccontato dei Campionati del Mondo di Tiro con l’Arco per Disabili IPC, International Paralympic Committee, che si erano appena conclusi a Massa Carrara e ai quali aveva partecipato con la nazionale italiana conseguendo buoni risultati.
Pochi giorni fa, però, Marco è venuto a trovarci a Padova, alla sede centrale dell’Istituto Cortivo.
Ero davvero molto contento di rivedere quel ragazzo che tempo fa mi aveva così favorevolmente impressionato. La sua storia è presto detta. In carrozzella sin da bambino a causa di una malattia congenita, ha saputo reagire alla sua condizione con una grinta e una tempra straordinarie. La sua grande passione è da sempre il tiro con l’arco, che l’ha visto scalare mano a mano le classifiche fino ad ottenere un posto nella rappresentativa nazionale disabili. Un traguardo che ha raggiunto grazie al continuo supporto di suo padre ma anche alla sponsorizzazione dell’Istituto Cortivo che, da anni, gli consente di praticare al meglio il suo sport.
Ed eccomi quindi a Villa Ottoboni. Marco non era ancora arrivato, aveva avuto dei problemi con il traffico ma sarebbe giunto a minuti. Quando vedo la macchina entrare dal cancello mi avvio verso il parcheggio ed ecco la sorpresa: altro che ragazzo, il Marco Vitale che mi trovo davanti è un uomo. Stessi occhi profondi e vivaci e stesso sorriso aperto di sempre, ma un’espressione decisa e matura, che non gli conoscevo. Forte nell’aspetto, ritto sulla sua carrozzella, mi saluta con calore e ride quando gli faccio i complimenti per l’abbronzatura. Alza un po’ l’orlo della maglietta per farmi vedere la spalla, bianca come il latte: “È l’abbronzatura di chi fa tiro con l’arco” mi dice, con aria divertita“.
Beh, Marco, raccontami un po’ cosa hai fatto da quando non ci siamo più sentiti…

Dopo i Mondiali di Massa Carrara ho deciso di lasciare un po’ perdere il tiro con l’arco per dedicarmi agli studi in Comunicazione Digitale che sto portando avanti a Milano. Mi allenavo lo stesso ma il campo era distante, più di un’ora con i mezzi pubblici, e la forma fisica ne soffriva. Comunque diciamo che dall’ottobre 2005 all’ottobre 2006 ho sacrificato lo sport sull’altare degli esami. Ne ho fatti un bel po’, mi sono rimesso quasi in pari, ma l’arco mi mancava. Ed è stato così che negli ultimi mesi dell’anno scorso sono tornato a casa, a Latina, dove il campo è a due passi, e ho ricominciato a darci dentro. Il rientro ufficiale l’ho fatto però solo a marzo 2007, ai Campionati Italiani, con un bel secondo posto di categoria che mi ha rimesso subito in lizza per un posto in nazionale. E adesso mi sto allenando alla grande, faccio delle gare che mi servono non solo per abituarmi al clima della competizione ma anche per accumulare punteggio utile a confermarmi in azzurro, e soprattutto tiro, tiro e ancora tiro, ogni giorno, mattino e pomeriggio, pioggia, vento o sole che sia.

Che obiettivi hai?

Principalmente due: i Mondiali in programma quest’anno dal 1° al 10 ottobre in Corea e poi le Paralimpiadi, che si svolgeranno a Pechino dal 16 al 17 settembre 2008. Tengo moltissimo a entrambi gli appuntamenti. Al primo perché sarà l’occasione in cui la nostra squadra potrà qualificarsi per le Olimpiadi: dobbiamo ottenere almeno un sesto posto che però è alla nostra portata. Al secondo perché è il sogno della vita di tutti gli atleti: la gara più prestigiosa, il coronamento di una carriera, alle Olimpiadi con la nazionale, cosa chiedere di più?

Saranno anche due bei viaggi, in Corea e in Cina, alla scoperta di mondi diversi e poco conosciuti…

Sì, certo, saranno senz’altro esperienze indimenticabili. Se poi verranno anche i risultati, sarà veramente il massimo.

Hai già dei programmi per il dopo Pechino?

Più che programmi sono desideri. Nel 2008 avrò ormai ventott’anni, e sarà il momento delle decisioni su tre fronti: lo sport, lo studio e il lavoro. Mi dispiacerebbe doverne privilegiare uno piuttosto che un altro. La cosa più bella sarebbe riuscire a combinare tutto insieme. In questo senso ci sarebbe una prospettiva, ma dipende da tante cose…

Ovvero?

Negli ultimi tempi le Fiamme Azzurre, il gruppo sportivo della Polizia Penitenziaria, hanno inserito nelle loro squadre alcuni atleti disabili di altre discipline e sembra proprio che sia una scelta destinata a proseguire nel tempo. Questa potrebbe essere la soluzione ideale: potrei lavorare, studiare e allenarmi. Sarebbe fantastico!

E te lo meriteresti davvero. In bocca al lupo per tutto, allora, Marco.

Crepi” – Mi risponde allegro.