CHIUDONO GLI ORFANATROFI

La legge 149 del 28 marzo 2001 decretava la chiusura degli orfanatrofi entro il 31 dicembre 2006. Dopo che per mancanza di fondi e di adeguata organizzazione da parte di alcune regioni italiane si era parlato di una possibile proroga, alla fine della Conferenza Stato-Regioni dello scorso 13 settembre il Ministro della Solidarietà Sociale Paolo Ferrero ha confermato l’inderogabilità della data. L’ultimo giorni di quest’anno, quindi, sarà una data storica per la cultura dell’infanzia nel nostro Paese. Al di là del numero relativamente ristretto di bambini interessati dal provvedimento, il cambiamento è davvero rivoluzionario: per i minori fuori dalla famiglia di origine non ci saranno più spoglie camerate e grandi refettori ma si avvererà il sogno, finalmente possibile, di una vera casa.
Alcune cifre possono dare le dimensioni del fenomeno. Nei poco più di cento orfanatrofi ancora attivi vivono circa 1.250 minori. Degli altri 33.000 “senza famiglia”, invece, circa 14.000 sono in affido mentre circa 19.000 sono accolti nelle varie tipologie di comunità oggi presenti sul territorio: quelle di pronta accoglienza per le emergenze, quelle educative abilitate ad ospitare al massimo 12 minori e le case-famiglia, dove un piccolo numero di minori viene gestito da due o più adulti con funzioni genitoriali. Si tratta di una minoranza, dunque, ma si tratta anche del “nocciolo duro” del problema, per la maggior parte composto da adolescenti, da minori stranieri e da ragazzi con forti disturbi psicologici o reduci da istituti di correzione. Per questo, pur valutando in modo estremamente positivo la fine dell’era degli orfanatrofi, ci poniamo dalla parte di chi, come Paolo Onelli, esperto del settore, dirigente presso il Ministero del Welfare e autore di un eccellente libro, La loro storia è la mia, Edizioni Ancora del Mediterraneo, chiede che si proceda con una politica di vera integrazione, onde evitare che l’affidamento non si trasformi in pratica in un… affibbiamento. Per ottenere i migliori risultati in questo passaggio epocale, riteniamo infatti che tutti debbano impegnarsi a fare al meglio la loro parte, puntando sì sull’affido ma anche sulle potenzialità della casa-famiglia. E soprattutto pensiamo necessario creare attorno a questi due nuclei di accoglienza una rete di supporto tanto solidale quanto qualificata, in grado di garantire alla famiglia affidataria come alla casa-famiglia un accompagnamento costante, affidabile e articolato, gestito da professionisti del sociale in grado di creare in qualsiasi contesto una dimensione di positiva normalità, un quadro di riferimento al cui centro il minore possa sempre trovare i giusti riferimenti per una crescita equilibrata e armoniosa.