AMMINISTRATORE DI SOSTEGNO, UN’ESPERIENZA DAL VIVO

Entrato ufficialmente nell’ordinamento giuridico italiano dal gennaio del 2004, l’istituto dell’amministrazione di sostegno ha la finalità di fornire uno strumento di tutela alle persone in tutto o in parte prive di autonomia nell’espletamento delle funzioni della vita quotidiana.
Visto l’interesse sempre più largo per la nuova figura delineata dal dettato di legge, l’Istituto Cortivo ha recentemente avviato un nuovo corso finalizzato alla formazione di professionisti in questo ambito delicato e importante. Per avere un’opinione concreta in merito alla situazione attuale ci siamo rivolti al rag. Massimo Cavalca, titolare di uno studio di commercialista con esperienze nel campo del sociale e dell’amministrazione di sostegno.

Ritengo che la nuova figura dell’amministratore di sostegno rappresenti un’eccellente soluzione per tanti problemi. Viene concessa con rapidità dal tribunale dopo una facile procedura e consente di gestire il patrimonio della persona momentaneamente o definitivamente inabile senza dover ricorrere a istituti rigidi e molto più difficili da avviare come l’inabilitazione o l’interdizione”.

Quali sono i casi con i quali sinora ha avuto a che fare?

Attualmente sono amministratore di sostegno di quattro persone. I casi possono essere i più diversi, da chi ha subito un’operazione che richiede una lunga convalescenza a letto a chi è momentaneamente inabile in conseguenza di un ictus sino al tossicodipendente ospitato in comunità. E poi gli anziani che non riescono a gestire adeguatamente le sempre più complesse pratiche finanziarie e burocratiche e vari tipi di disabili, dai ciechi a quelli con problemi di deambulazione.

Come vanno i rapporti con i suoi assistiti?

Anzitutto chiarisco che ritengo questa mia attività più un dovere sociale che un lavoro. Sono felice di farlo perché così riesco a cogliere in modo più positivo il senso della mia vita. Penso che chi sceglierà questo impegno come una vera e propria professione, gli allievi dell’Istituto Cortivo per primi, potranno ottenere delle belle soddisfazioni dal loro lavoro, umane ma anche economiche. Spesso, infatti, ci sono da gestire patrimoni di una certa importanza e il tribunale riconosce all’amministratore di sostegno un giusto indennizzo, ovvero un compenso adeguato alle prestazioni. Inoltre l’attività non è mai ripetitiva, ogni assistito è un individuo a sé stante, servono doti da psicologo eda amministratore. Anzi, la cosa perfetta sarebbe che per ogni utente ci fossero due professionisti, uno psicologo per l’approccio psicologico e un amministratore per le questioni burocratiche e finanziarie. Visto che ciò non è possibile, è necessario che l’allievo abbia una particolare attenzione anche per l’aspetto umano nei suoi rapporti con l’utente. Che altro dire? Che i tribunali sono sempre più attenti a questa nuova possibilità e, di conseguenza, che le opportunità di impiego per i futuri amministratori di sostegno non mancheranno di certo. Buone prospettive, dunque, e tanti auguri di buona carriera a tutti!