9, 10, 11 OTTOBRE – LAVORARE NEL SOCIALE

Erano tematiche piuttosto inconsuete quelle proposte dal recente Seminario di aggiornamento professionale “Lavorare nel sociale. Nuove metodologie e nuovi strumenti di relazione” organizzato dall’Istituto Cortivo in collaborazione con il Centro Studi Piazza presso la sede padovana di Villa Ottoboni. Si usciva infatti dalle trattazioni “classiche” di questi meeting, solitamente dedicati a illustrare tecniche e metodologie del lavoro di assistenza, per affrontare invece argomenti quali “mente positiva e mente negativa”, oppure “come attivare il potenziale inespresso” o, ancora, “come individuare il lavoro che ti permette di dare con gioia il meglio di te stesso”.

Quale senso dare a questa iniziativa? Una novità fine a se stessa o un ulteriore passo avanti verso una migliore professionalizzazione degli allievi ed ex allievi dell’Istituto Cortivo? Per ottenere risposte circostanziate a questi quesiti siamo andati direttamente alla fonte, ad Attilio Piazza, direttore dell’omonimo Centro Studi milanese e protagonista dell’incontro.

Il mio Centro ha una proposta formativa in costante evoluzione. Il più recente dei nostri progetti è un percorso di crescita personale aperto a tutti che attraverso momenti di meditazione fornisce strumenti di consapevolezza e di comunicazione rivolti a favorire l’interrelazione con l’altro e a instaurare rapporti più sereni con la propria famiglia e con la società nel senso più ampio. La finalità principale è incentivare il rispetto per sé stessi e imparare a coltivare il grande valore di essere consapevoli, elemento essenziale per una trasformazione positiva. L’iniziativa è aperta a tutti, a professionisti, casalinghe, studenti e in genere a persone che cercano motivi di crescita, individuale e professionale.

Lei ha portato questi contenuti nel seminario?

Sì, in due intense giornate i partecipanti hanno avuto modo di aggiungere alla preparazione ottenuta con il corso di studi e il tirocinio un momento di apprendimento dedicato a maturare quella presenza e quella consapevolezza necessarie per porre al centro due importanti elementi: l’equilibrio nella relazione con l’utente e l’ispirazione a fare cose nuove. Si tratta di un passaggio formativo complementare al classico percorso dell’Istituto Cortivo, fondamentale per dotare l’allievo di una più completa e definita capacità di intervento nel sociale.

Che atmosfera ha trovato?

È stata per me una magnifica situazione. Ho incontrato gente motivata, che crede in ciò che fa e che si pone l’obiettivo di fare del bene agli altri. Persone ricettive, ricche di potenzialità, che mi hanno stimolato con belle domande, nuove e diverse. È stato un dialogo in continua crescita.

Cosa pensa del mondo dell’Istituto Cortivo dopo questo contatto dal vivo?

Conoscevo già l’Istituto e la sua attività, ma in queste giornate ho capito davvero l’importanza della missione dell’Istituto Cortivo nel dare una formazione specializzata. Qui prendono forma e sostanza soggetti che andranno a incidere su tutta la realtà del sociale: professionisti appassionati del proprio lavoro, seriamente intenzionati a portare nuova qualità nell’assistenza. Sono forze vive, che avranno impatto sul tessuto dei servizi e in modo omogeneo in tutta Italia. A questo incontro erano presenti allievi ed ex allievi provenienti dal Marocco, dalle Filippine, dalla Russia, dalla Moldavia e da tutto il territorio nazionale, persone diverse per provenienza ma omogenee per formazione e valori, decise a fare tutto il possibile per imprimere svolte positive nell’atteggiamento della società nei confronti di chi ha bisogno di aiuto. Diciamo che la mia fiducia nel futuro è cresciuta dopo aver conosciuto giovani pieni di volontà e iniziativa: anche per questo è stata un’esperienza splendida, che spero vivamente di ripetere.