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4,5 milioni di ragioni per migliorare il welfare italiano

disabilità-newsPochi giorni fa, il 3 dicembre, giornata internazionale della disabilità, sono stati resi noti gli ultimi dati relativi all’Italia; dati che impongono riflessioni e chiedono decisioni serie, rapide e tempestive.
L’Osservatorio nazionale sulla salute nelle regioni italiane ha infatti identificato, per il nostro paese, una situazione molto critica, sia dal punto di vista dei numeri, sia da quello della qualità dei servizi di assistenza alla persona.

Partiamo dal dato più clamoroso: in Italia, oggi, vivono 4,5 milioni di disabili, il 7,5% dell’intera popolazione. Numeri di per sé impressionanti, che vanno però analizzati più nel dettaglio vicino:

  • 18%: è la percentuale di disabili occupati, che possono cioè provvedere al proprio sostentamento; per la precisione il 23% degli uomini e solo il 14% delle donne
  • 30%: è la percentuale di disabili che vivono da soli
  • la maggior parte dei disabili è over 65 e il 42,5% di questi ultimi vive da solo, senza l’aiuto dei familiari
  • tra gli over-75, solo 1 su 10 è ancora autonomo nella cura personale
  • il 70% dei disabili tra i 45 e i 64 anni ha al massimo la licenza media
  • nel 2015 l’Italia ha speso per i servizi ai disabili 27,7 miliardi di euro pari all’1,7% del Pil, contro il 2% previsto dall’Europa

le pensioni per invalidità ammontano a 65 miliardi, per 1.883.000 persone al Sud, 1.559.000 al Nord e 918.000 al Centro

Nell’insieme questi numeri delineano un quadro della situazione potenzialmente esplosivo.

I servizi per disabili sono pochi, mentre famiglie sempre più in difficoltà si accollano quasi interamente il peso dell’assistenza.

Oltre a quella economica, anche la debolezza culturale (il livello di istruzione è mediamente più basso) incide sul grado di vulnerabilità dei disabili e delle loro famiglie (quando queste ci sono, ovviamente).

Secondo l’Osservatorio, “l’inclusione sociale delle persone disabili è ancora lontana. I diritti sanciti nell’articolato della Convenzione Onu del 2009 – in particolare quelli alla salute, allo studio, all’inserimento lavorativo, all’accessibilità – non sono ancora perfezionati e la causa di questo è la mancata attuazione delle normative, dovuta probabilmente alla lentezza delle amministrazioni nel loro recepimento e alla scarsità di risorse finanziarie”.

Sempre l’Osservatorio evidenzia quindi che “il principale strumento di supporto alle persone con disabilità e alle loro famiglie è rappresentato dal sistema dei trasferimenti monetari, sia di tipo pensionistico sia assistenziale, mentre permane la carenza di servizi e assistenza da parte del sistema sociale”.

Per il Governo, il Ministro Poletti ha parlato di una razionalizzazione in corso dei criteri di riconoscimento della disabilità, per permettere una maggior estensione e appropriatezza degli interventi di sostegno.

“Dati i dati”, verrebbe da dire, è sempre più necessaria una nuova “vision” del sistema nazionale di assistenza alla persona, che consenta soluzioni innovative nell’erogazione di servizi mirati, diffusi, ove possibile condivisi (pensiamo alle esperienze, sempre più numerose nel Nord Europa, ancora eccezionali da noi, di messa in comune da parte di anziani e disabili soli dei costi dell’assistenza in vere e proprie case) e legati alle caratteristiche del territorio. Esempi di buone pratiche di assistenza domiciliare esistono peraltro anche in Italia.

Ovviamente, serve anche una formazione adeguata e sempre aggiornata di professionisti dell’assistenza davvero competenti e qualificati. In quest’ottica, crediamo che la storia e l’esperienza formativa nel sociale dell’Istituto Cortivo siano significative e possano essere utili per migliorare, un passo alla volta, il livello qualitativo dell’assistenza ai disabili e alle loro famiglie.

(fonte: ansa.it)