Intervista a Elga Pellizzari

ELGA PELLIZZARI foto

“Per una decina d’anni – racconta Elga Pellizzari di Padova – ho gestito una galleria d’arte contemporanea in città. L’avevo pensata come spazio per valorizzare giovani artisti che, attraverso video, fotografia, installazioni, performances e anche pittura, raccontassero vari aspetti del sociale. Mi interessava l’interagire tra l’arte e l’essere umano e mi piaceva molto divulgare una forma artistica in grado di far pensare in modo cosciente agli aspetti più profondi della nostra società. Scelta interessante ed ambiziosa la mia, ma le difficoltà insorgevano nel momento in cui dovevo commercializzare questi lavori molto impegnativi e non facili alla vendita. Mi sono subito resa conto che la mia ‘anima’ non era da commerciante ma piuttosto vicina allo ‘spirito’ degli artisti. Ho lavorato un po’ di anni e la galleria era conosciuta (a livello nazionale più che padovano) perché partecipavo a fiere importanti come ArteFiera, Artissima, MiArt e qualcun’altra all’estero, ma quando ho intuito il sopraggiungere della crisi, più o meno nel 2008, ho a malincuore deciso di chiudere l’attività”.

E poi?

“Mi sono fatta un esame di coscienza: ‘Cosa vuoi fare?’, e mi sono risposta che l’unica cosa che volevo e sentivo era lavorare nel sociale, con i bambini, forse, rispolverando il mio diploma di maestra… E mi sono ricordata di un appunto che mi ero presa quando, anni prima, avevo sentito alla radio un annuncio che diceva più o meno così: ‘Ti piacerebbe lavorare nel sociale? Allora vieni a visitare l’Istituto Cortivo di Padova!’. Il momento era arrivato. Mi sono messa in contatto e mi sono iscritta al corso di Assistente all’infanzia però nel frattempo all’Istituto era partito un corso di Counselor tenuto dal Dottor Attilio Piazza che avevo avuto modo di conoscere in un paio di seminari da lui condotti all’interno dell’Istituto stesso e ho deciso che quella era la ‘strada’ che volevo percorrere”.

Come è andata?

“È andata che, subito dopo l’iscrizione, il mio compagno si è gravemente ammalato e per diversi mesi l’ho accompagnato nella malattia sino a quando purtroppo è mancato… Rimasta sola ho ripreso a frequentare i seminari, splendide esperienze di crescita anche personale che mi hanno aiutata in un momento così difficile. Piano piano ho ricominciato ad aprirmi alla vita e un concetto in particolare mi aveva colpito durante i seminari e l’avevo fatto mio: ‘Se desideri veramente qualcosa e rimani con il cuore aperto, la vita ti risponde’. Io non ho figli e questa condizione mi aveva sempre creato tristezza, tanto più adesso che ero sola. Poi un giorno di un anno fa mi è arrivata una telefonata dai servizi sociali: ‘Ci sarebbe un ragazzo del Kosovo che è arrivato a Padova da solo clandestinamente perché ammalato e in attesa di un trapianto di fegato, cerchiamo una famiglia in città che possa ospitarlo, te la sentiresti di farlo?’. Mi sono presa un attimo per decidere ma il mio cuore aveva già detto di sì perché ho intuito subito che mi stava giungendo un dono tanto desiderato. È così che N. è entrato nella mia vita. Un diciassettenne altissimo, magrissimo e giallo dalla punta dei piedi ai capelli, che parlava solo kosovaro. Con lui purtroppo è ricominciato il mio andirivieni dall’ospedale per altri tre mesi, tutta l’estate! Ma l’importante è stato che il donatore si è trovato e il trapianto sia riuscito (con due lunghissimi interventi in tre giorni). Dopo l’ospedale sono cominciati e durano tutt’ora continui esami di controllo e visite mediche. N. sta bene ed è diventato un bel ragazzo. Ad ottobre l’ho convinto a frequentare la terza media anche se con molta fatica e senza entusiasmo fino a un paio di mesi fa quando gli hanno proposto un tirocinio di avviamento al lavoro in un albergo e ha deciso di non andare più a scuola ad un passo dalla fine! Anche in questo caso ho trovato prezioso un concetto che ho appreso al corso di Counselor, ovvero che bisogna stare con ‘quello che c’è rispettando chi si ha di fronte’, l’importante è che la persona scelga ciò che la fa stare bene ed è meglio per lei nel momento presente. Peccato per la licenza media, indispensabile, ma mi sono resa conto che questa non fa parte delle priorità di N. in questo momento!”.

Oggi com’è la situazione?

“Tranquilla, presto finirà l’affido e N. abiterà con un suo connazionale sempre a Padova. Da parte mia sono grata per l’esperienza fatta e, per il futuro, sarei felice di continuare il mio rapporto con i minori non accompagnati che arrivano sempre più numerosi nel nostro paese, meglio se sarà attraverso un lavoro vero e proprio, magari come Counselor… A giorni comincerò il tirocinio in una Comunità alloggio di Padova e sinceramente non ne vedo l’ora… Per occuparmi di N. quest’anno ho frequentato meno i seminari in presenza e con sincerità dico che mi sono mancati. Sono momenti importanti che ti lasciano una carica di benessere e serenità e che aprono la mente e lo spirito. In quei giorni si ha la possibilità di ‘rivedersi’, di fare il punto della nostra situazione e anche di ‘risintonizzarci’. Indispensabili direi, un po’ come il tagliando dell’auto: dopo si funziona senz’altro meglio!”.