Intervista a Sandra De Michele

sandra de michele

“Oggi anche per fare del volontariato sono richieste competenze specifiche e professionalità. È questo il motivo che mi ha spinto ad iscrivermi al corso di Assistente ai disabili dell’Istituto Cortivo”. Così racconta Sandra De Michele, volontaria presso il CSRE (Centri Socio Riabilitativi Educativi) di Corgnolo in provincia di Udine, la stessa struttura dove ha svolto il tirocinio. Quale motivazione è alla base del tuo volontariato?

“Nasce da un evento che ha stravolto la mia vita quando vivevo in Germania. Un momento molto intenso che mi ha condotto ad interrogarmi sul senso di alcune mie scelte esistenziali, a capire che nella mia vita, per il mio benessere interiore, era necessario che io donassi parte del mio tempo e del mio amore agli altri”.

Hai parlato di Germania: hai vissuto a lungo là?

“Per circa due anni. Mio marito viaggia molto per lavoro e io e mia figlia per anni lo abbiamo seguito in tutta Europa e anche in Turchia. Ad un certo punto sono tornata in Friuli, a San Giorgio di Nogaro, dove ho le mie radici. È stata mia figlia a dire basta al nomadismo: aveva bisogno di fermarsi, di non cambiare continuamente scuola e amici. Ora è grande, ha i suoi punti fermi, e così ogni tanto ancora riparto e raggiungo all’estero il mio compagno. È il motivo per cui non mi sento ancora pronta a trasformare l’esperienza del volontariato in un’opportunità di lavoro vera e propria”.

Come è andata con il Cortivo?

“Mi ha permesso di accedere a una formazione che non solo mi ha dato competenze specifiche nell’approccio con i disabili, ma mi ha anche stimolato molto ad approfondire per conto mio alcune tematiche trattate nei testi di studio”.

Raccontaci della tua opera di volontaria…

“Svolgo il mio lavoro tre volte la settimana. Faccio un po’ di tutto, dall’operatrice d’assistenza all’affiancamento dell’educatore durante le attività e i laboratori. È una dimensione che mi gratifica in modo speciale, anche perché essere volontari significa confrontarsi con la gratuità del dare, del donare autonomamente scelto, scevro da tutte le tensioni che si possono creare negli ambienti lavorativi. È una libertà interiore che ha una ricaduta positiva nella relazione con gli altri operatori e con gli utenti”.

C’è un incontro che più di altri ti ha lasciato il segno?

“Sì: presso il centro ho conosciuto un giovane tetraplegico che, a causa di una paralisi cerebrale infantile, manifesta anche un ritardo mentale. Tra noi c’è stata subito empatia. È un ragazzo fantastico, solare, pieno di vita, sempre felice. Quando lo incontri, ad emergere con immediatezza non è il suo handicap ma il suo luminoso spessore umano”.