INTERVISTA AD ANNA SANTORSO

INTERVISTA AD ANNA SANTORSO

Sin da piccola ho sempre pensato di non essere adatta a un lavoro che mi richiedesse di stare seduta a una scrivania. Preferivo l’idea di dedicarmi a un’attività di relazione con le persone, che mi facesse sentire in rapporto con gli altri. Per questo quando ho dovuto scegliere la scuola superiore ho optato per il liceo socio psicopedagogico. Ma, con il passare degli anni, mi sono resa conto che anche fare la maestra non era la mia strada. Così, dopo il diploma, quando una mia cugina mi disse che nell’istituto per disabili dove lavorava cercavano personale per delle sostituzioni non ho avuto esitazioni: mi sono fatta avanti e ho iniziato… era il 2003, e avevo solo 19 anni.

Inizia così il colloquio con Anna Santorso, residente in provincia di Vicenza e oggi Operatore Socio Assistenziale per disabili con attestato conseguito nel febbraio del 2008 con l’Istituto Cortivo.

Dopo i primi contratti di sostituzione a tempo determinato, cominciai a sentire la necessità di dare più completezza alla mia formazione professionale. Valutando diverse proposte, ho concluso che la scelta migliore era l’Istituto Cortivo non solo per la completezza delle materie ma anche perché mi consentiva di abbinare studio e lavoro. Sarà stato un caso, ma immediatamente dopo l’iscrizione mi fu concesso il contratto a tempo indeterminato e questo fatto mi diede nuova forza e convinzione.

Come ti sei trovata con l’Istituto Cortivo?

Bene, ci ho messo un po’ più tempo del previsto a concludere perché altri impegni continuavano ad accavallarsi, ma dal punto di vista dello studio e della preparazione professionale ho avuto solo soddisfazioni. La quotidianità del lavoro mi spingeva poi continuamente ad andare oltre quello che leggevo sui libri, ad approfondire, a capire che anche la stessa sindrome può generare casi molto diversi, ognuno con le proprie specificità e i propri problemi ai quali bisogna sempre saper rispondere. Molto importante è stato anche il tirocinio, molto impegnativo soprattutto per il numero di ore richiesto. Credo però che le trecento ore siano il tempo giusto per una esperienza di tirocinio efficace. Altre scuole richiedono tirocini molto più brevi, spesso addirittura limitati alla sola osservazione, ma a mio parere non sono altrettanto validi. Le trecento ore di pratica quotidiana danno modo di capire fino in fondo le cose, se il lavoro fa per te e se tu sei adatto a questo tipo di lavoro, come si entra in sintonia con l’équipe, come si entra in empatia con i ragazzi, ecc. Ed è un patrimonio che dà prospettive concrete, coscienza di sé stessi, vera professionalità.

Raccontaci del tuo lavoro…

Si tratta di un centro educativo occupazionale diurno, ma il nostro obiettivo finale non è tanto l’inserimento lavorativo vero e proprio quanto invece l’ottenimento della massima autonomia possibile. Siamo in 25 assistenti per 40 utenti, un rapporto uno a due necessario in quanto ci sono numerosi casi gravi. Organizziamo laboratori di assemblaggio, di cartotecnica, di ceramica, di computer e di economia domestica, questi ultimi utilissimi per imparare a gestire alcune piccole faccende casalinghe. Poi abbiamo le attività manuali e ricreative a tema, la palestra per piccoli esercizi, le attività motorie basate su concetti spazio-temporali e le uscite del venerdì. Sono ormai più di sei anni che ho un contatto quotidiano con i disabili, piano piano ho cominciato a capirli, a conoscerli e ad affezionarmi, facendo però sempre molta attenzione a non farmi coinvolgere troppo sul piano emotivo: da un lato potrebbe essere un elemento di gratificazione ma dall’altro potrebbe essere una fonte di problemi difficili da affrontare, per me ma soprattutto per loro.