INTERVISTA AD ANNA MARCIAS

Ho conseguito l’attestato dell’Istituto Cortivo come Operatore Socio Assistenziale per disabili nel 1997. Ero giovanissima e non avevo potuto terminare la scuola media superiore per motivi di salute. Però studiare mi piaceva anche se non sapevo da che parte ricominciare…

Inizia così la nostra conversazione con Anna Marcias, da poco trasferitasi con la famiglia in Liguria e oggi educatrice presso la Comunità Il Gabbiano.

Un lavoro che mi piace e che considero un obiettivo raggiunto: come le dicevo, a vent’anni cercavo la mia strada e tutto ebbe inizio… in piscina.

Come mai proprio in piscina?

Mi ero formata come addetta alla riabilitazione in acqua di disabili fisici e così, a contatto con l’handicap, ho potuto verificare la mia propensione a lavorare con la disabilità. Poi non ricordo bene come ho saputo dell’Istituto Cortivo e dei corsi che organizzava. Sta di fatto che mi sono iscritta, ho fatto il mio bel tirocinio e ho conseguito con grande soddisfazione il mio attestato di Operatore Socio assistenziale per disabili.

Ha iniziato subito a lavorare?

Diciamo che nel momento in cui mi sono decisa a cercare un lavoro non ho avuto difficoltà a trovarlo. Sono sposata con due bambini e, nei primi anni dalla loro nascita, ho preferito dedicarmi alla famiglia. Qui in Liguria mi avevano offerto anche un contratto a tempo indeterminato ma ho dovuto rifiutare perché l’orario era incompatibile con i miei impegni familiari.

Poi hai provato con Il Gabbiano…

Sì. Pensi che cercavano un uomo ma io ho voluto provare lo stesso. Ho sostenuto ben tre colloqui e, alla fine, convinti delle mia capacità e della mia preparazione, hanno deciso di offrirmi una sostituzione di maternità. Nella struttura risiedono 29 ragazzi disabili mentali ai quali se ne aggiungono altri 4 solo nelle ore diurne. Lavoro sei ore al giorno e il mio compito è seguirli durante le varie occupazioni della giornata, dal risveglio alla cura della persona e dalle attività nei vari laboratori alle uscite, queste ultime considerate molto importanti per mantenere una relazione con l’esterno. Le patologie sono le più varie, psicosi, depressioni, disturbi del carattere, deficit psichici… sono casi che richiedono una grande capacità di ascolto e un atteggiamento di vera empatia. La cosa più importante è creare attorno a loro un’atmosfera di sereno equilibrio, in grado di prevenire le crisi acute. Fondamentale è il lavoro di équipe. Ci incontriamo una volta al mese per valutare i casi più problematici, verificare la bontà dei programmi, correggere eventualmente il tiro, mettere a punto percorsi di cura personalizzati. I miei colleghi sono eccezionali, mi hanno accolto bene e mi hanno sin da subito accettata nel gruppo.

E una volta terminato il periodo di sostituzione della maternità?

Non so cosa succederà: forse continuerò a lavorare qui al Gabbiano. Ma anche se così non fosse, continuo a pensare di avere delle ottime prospettive come Operatore Socio Assistenziale.