INTERVISTA A SUSANNA MANTOVANI

Dopo vent’anni da impiegata, conclusa nel giugno del 2008 la sua formazione con l’Istituto Cortivo, Susanna Mantovani è oggi un Operatore Socio Assistenziale per disabili pienamente soddisfatta, assunta regolarmente presso la Casa Famiglia La Mansarda di Verolengo in provincia di Torino.

Il corso con l’Istituto Cortivo ha letteralmente cambiato la mia vita, anche perché è coinciso con un momento in cui ho dovuto prendere delle decisioni personali difficili e sofferte. Oggi lavoro per stessa Cooperativa che mi ha accolto come tirocinante, la PRO.GE.S.T. S.C.S. di Torino che gestisce la Comunità La Stradella in cui è inserita anche la Casa Famiglia La Mansarda.

Come è avvenuta la svolta e perché hai scelto questa specializzazione?

Come ho già detto volevo cambiare, voltare pagina. Mi è capitata sotto gli occhi la pubbicità dell’Istituto Cortivo e mi sono iscritta. Ho scelto la formazione come Operatore Socio Assistenziale per disabili perché la sentivo più affine alle mie esperienze, sia come volontaria sia come amica da sempre di una ragazza diventata disabile mentale a sette anni dopo una grave encefalite.

Come è andato il corso?

Molto bene. Sono andata sul sicuro perché, prima di iscrivermi, ho chiesto informazioni sull’Istituto Cortivo ad alcuni amici di Padova e di Vicenza. Sono stati loro a garantirmi la serietà dell’Istituto. Agli inizi ero un po’ spaventata all’idea di dover studiare materie a me completamente estranee. Per fortuna ho trovato docenti bravi e preparati. Ho apprezzato molto la loro disponibilità, l’apertura con cui sono venuti incontro alle mie esigenze. Sì, devo ammettere che è stata un’ottima esperienza.

Ci vuoi raccontare qualcosa del tuo tirocinio?

Beh, ho fatto la mia bella indagine territoriale. Poi una conoscente che stimo molto mi ha consigliato la Cooperativa per la quale lavorava, molto rinomata in zona. Mi aveva anche detto che avrebbe potuto esserci la possibilità di un’assunzione, naturalmente dopo un’attenta valutazione delle mie capacità. Ho seguito il consiglio e ho fatto bene: non solo ho portato a termine il tirocinio ma la mia tutor, donna in gamba e tutta d’un pezzo, ha steso una relazione sul mio operato così convincente che subito dopo sono stata assunta.

Quindi adesso lavori in Comunità?

Non proprio. La Stradella, dove sono stata tirocinante addetta all’assistenza di disabili gravi, è inserita in un antico palazzetto. All’ultimo piano è stata inaugurata da poco La Mansarda, una Casa Famiglia riservata a disabili meno gravi. Attualmente ci vivono tre signore e il nostro lavoro non è gestire la casa bensì favorire la loro autonomia. Ogni operatrice è anche il referente sanitario di una delle utenti: dobbiamo fare attenzione che prendano i farmaci, che rispettino gli appuntamenti con i medici, ecc. C’è un bel clima, andiamo molto d’accordo. Naturalmente vado spesso a trovare i miei amici della Stradella a cui sono davvero affezionata, un sentimento che loro ricambiano di cuore. Comunque, visto che la mansarda ha sede nello stesso edificio della Stradella, ogni occasione è buona per stare insieme, festeggiare e divertirsi. Non nego che l’ultimo Natale trascorso con la Comunità è stato uno tra i più gioiosi e ricchi di significato che io abbia mai vissuto…

Insomma, lavorare non ti pesa…

Tutt’altro, finalmente mi sento utile. E il mio entusiasmo è contagioso. Tempo fa ho incontrato la mamma della mia amica disabile. Sentendomi raccontare della mia nuova vita e dei miei assistiti mi ha detto che per la prima volta ha sentito di non doversi preoccupare per il futuro della figlia: ‘So che ci sarai tu o persone come te piene di calore umano che si occuperanno di lei’, ha affermato. Lo ammetto, eravamo commosse tutte e due.