Intervista a Sonia F.

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Il mio percorso nel sociale è iniziato nel 1985 come volontaria – ricorda Sonia F. della provincia di Varese. – Ero stata inserita in un gruppo del mio paese che, nei weekend, promuoveva varie iniziative in favore dei disabili. Lo facevo con piacere, non era un lavoro vero e proprio ma mi dava delle belle soddisfazioni. Dopo due anni, però, mi giunse una proposta importante: una cooperativa attiva nel campo della disabilità chiese se ero disponibile ad entrare nel suo staff come educatrice”.

L’hai colta al volo?

“Certo, e per un periodo ho lavorato sia con la cooperativa durante la settimana, sia con il gruppo nei fine settimana. Poi, nel 1989, mi sono sposata e ben presto è arrivato il primo figlio, un felice evento che però mi ha messo davanti al fatto che non potevo assumermi troppi impegni: per questo ho rinunciato al gruppo e ho continuato solo con la cooperativa, dove mi occupavo del centro socio educativo e del servizio formazione all’autonomia”.

Oggi fai ancora parte della cooperativa?

“Sì, ma con una novità. Dall’anno scorso è stata aperta una comunità alloggio e adesso lavoro lì, con dieci utenti che assisto nella convivenza, cercando di smussare le tensioni, di creare un’atmosfera tranquilla e serena, di dare ad ognuno dei compiti che li facciano sentire più indipendenti, più pronti a condividere la vita con gli altri, in un clima familiare e collaborativo”.

Nel 2012 ti sei iscritta all’Istituto Cortivo. Perché l’hai fatto?

“Fondamentalmente perché mi è stato suggerito dalla responsabile del servizio. In effetti non disponevo di un titolo specifico per il lavoro che stavo svolgendo, avevo frequentato solo qualche anno delle superiori senza arrivare al diploma e qualche corso sull’handicap, e sentivo che era giusto darmi da fare per ottenere una qualifica ufficiale oltre a quella ufficiosa, che già mi ero conquistata sul campo. Così mi sono iscritta al corso OSA per disabili e devo dire che all’inizio è stato faticoso rimettermi sui libri a quasi cinquant’anni continuando a lavorare e a seguire la famiglia, marito e due figli”.

Ma ce l’hai fatta…

“Sì, ho concluso a giugno, e sono contenta di esserci riuscita in un paio d’anni. Ho superato le difficoltà anche perché man mano che proseguivo negli studi mi rendevo conto di trovare, pagina dopo pagina, tante conferme sulla bontà del mio lavoro quotidiano. Insomma mi sono rimessa in gioco e ho trovato la cosa stimolante, la mia famiglia mi appoggiava e gli esami andavano via uno dietro l’altro…”.

Hai qualche programma futuro?

“Sinceramente no, ora mi sento più sicura delle mie competenze, ho inquadrato meglio le mie funzioni e le corrette modalità di intervento. Il mio unico desiderio è di continuare a fare sempre meglio il mio lavoro”.