INTERVISTA A SANTA ANDRETTI

"Sin da quando ero piccola – ricorda Santa Andretti residente a Brusciano in provincia di Napoli – avevo sempre sentito una particolare attrazione per il sociale, per tutte quelle attività che potevano mettermi in contatto con chi aveva bisogno del mio aiuto. Per questo mi sono dedicata al volontariato a favore degli anziani, dei bambini disagiati e dei disabili. Sempre per questo, quando è venuto il momento di scegliere la scuola superiore, ho optato per il liceo socio psico pedagogico. Dopo la maturità, però, mi sono resa conto del fatto che teoricamente avevo acquisito molto ma che avevo ancora bisogno di una maggiore formazione professionale".

Da qui all’Istituto Cortivo il passo è stato breve…

"Sì, avevo già notato la proposta formativa dell’Istituto Cortivo sulle pagine di alcune riviste e ho richiesto un incontro con l’informatore didattico alla fine del quale, era l’agosto del 2006, mi sono iscritta per le specializzazioni infanzia, multiculturalità e disabili . Le ho già concluse tutte e tre, quella per l’infanzia nel marzo 2009 e, nello stesso anno, quella per la multiculturalità in agosto e quella per i disabili in ottobre".

Dove hai svolto i tirocini?

"I primi due in associazioni che si prendevano cura di bambini provenienti da famiglie problematiche. Sono state entrambe esperienze interessanti, ma la terza, quella nel campo della disabilità, è stata senz’altro la situazione che mi ha dato di più. Pensavo che sarebbe stata la più difficile e invece mi sono inserita benissimo, ho scoperto dentro di me un entusiasmo che non conoscevo, ero felice di poter dare qualcosa a queste persone in difficoltà, anche un semplice sorriso, ma davvero con tutto il cuore".

Ti sei trovata a tuo agio…

"E’ stato un incontro felice, che continua tuttora".

Vai a trovarli?

"No, no, adesso ci lavoro. Sono stata assunta come OSA alla casa di Cura Santa Maria del Pozzo: è una bella struttura, molto accogliente e serena ed è a soli dieci minuti d’auto da casa mia".

Raccontaci come è andata…

"Alla conclusione del tirocinio, il caposala mi disse che aveva notato le mie capacità e che avrebbe avuto piacere se mi fossi data disponibile per continuare a lavorare lì. I primi tempi si trattava di qualche ora, poi di qualche giornata e adesso sono in attesa del contratto a tempo indeterminato per diciotto ore alla settimana che dovrebbe arrivare a breve. Sono molto contenta".

Cosa fai alla Casa di Cura?

"Mi occupo di dare assistenza alla persona. Si tratta per la maggior parte di uomini e donne colpiti da ictus, parzialmente o totalmente immobilizzati, in tutto 140 pazienti. Da parte mia faccio un po’ di tutto, li lavo, li assisto e li preparo per le terapie, ma non solo: passeggio con loro, chiacchiero e gioco a carte, alle volte si ascolta musica. Insomma le attività più diverse, svolte sempre con attenzione, empatia e massima disponibilità".

Hai qualche altro sogno nel cassetto?

"Premettendo che sono molto soddisfatta dei risultati raggiunti, dei quali ringrazio anzitutto l’Istituto Cortivo, coltivo da molto tempo un sogno: aprire una ludoteca. Il posto ce l’avrei già, ma credo che i tempi non siano ancora maturi. Ho poco più di vent’anni e sento che prima di prendere una decisione così impegnativa devo ancora crescere, personalmente e professionalmente, ma, prima o poi, spero proprio di farcela".