INTERVISTA A ROSALIA FAVARA

Sono immobilizzata a letto. Una decina di giorni fa ho subito un incidente stradale che mi ha causato danni nella zona del bacino e devo rimanere a riposo assoluto ancora per un po’. È la prima volta, da più di dieci anni a questa parte, che sto lontana dai miei ragazzi per un periodo così lungo. Mi mancano tanto ma, in questo brutto momento, ho almeno la soddisfazione di sapere che anch’io manco a loro. Mi telefonano spesso, mi chiedono come sto e mi raccontano come va nella casa.

Di quali ragazzi sta parlando Rosalia Favara di Castelvetrano (TP), allieva dell’Istituto Cortivo iscritta ai corsi di formazione per Operatore Socio Assistenziale per infanzia, per disabili e per Amministratore di sostegno?

Sono i ragazzi – li chiamo così ma in realtà sono uomini adulti – del gruppo appartamento che mi è stato affidato dalla Cooperativa Sociale Starbene, nata circa quattro anni fa in sostituzione della Comunità Giovanni XXIII nella quale già lavoravo dal 1996. È stato un caso se ho iniziato a lavorare nell’assistenza. Prima avevo avuto solo l’esperienza personale di assistere il nonno di mio marito che aveva avuto un ictus. Poi ho cominciato a collaborare con una cooperativa che aveva la sede vicino a casa mia facendo assistenza domiciliare agli anziani. A quel tempo non avevo alcun rapporto con la disabilità psichica, anzi, mi metteva a disagio, quando incrociavo un malato di mente andavo nel panico…

E com’è che adesso sei impegnata proprio in questo settore?

È stato ancora un caso. Mentre facevo assistenza agli anziani avevo cominciato a conoscere alcuni operatori, e parla parla, mi hanno convinto a provare con la Comunità Giovanni XXIII, specializzata appunto in disabili psichici. Ed è stata la svolta della mia vita. Mi è nato dentro qualcosa, da quando sono entrata in questo mondo. E coinvolgente, ti prende molto più di quanto puoi immaginare, ti senti ripagata appieno del tuo impegno.

Adesso quindi segui un gruppo appartamento…

Sì, da tre anni sto portando avanti questo progetto. Si tratta di tre persone, uno con ritardo mentale medio-grave, uno con depressione cronica e il terzo schizofrenico. Abbiamo fatto molti progressi insieme, hanno imparato a cucinare da soli, a lavarsi, sanno andare a pagare una bolletta, quando vanno al bar chiedono quant’è e saldano il conto. Dette così possono sembrare cose da niente, ma si figuri che quando siamo partiti non sapevano cos’era e a cosa serviva una spugna… Ogni piccolo progresso è frutto di un lungo lavoro e per me è fonte di meravigliose soddisfazioni.

Come mai, con questa lunga esperienza alle spalle, ha deciso di iscriversi ai corsi di formazione dell’Istituto Cortivo?

Il motivo è fondamentalmente la qualifica. Io sono tuttora ausiliaria e vorrei tanto diventare operatrice a tutti gli effetti. Era da tempo, soprattutto dopo che i miei due figli erano un po’ cresciuti e mi lasciavano del tempo libero, che cercavo una soluzione a questo problema. Ma i corsi regionali mi erano tutti per qualche motivo non accessibili. Poi, dalle pagine di una rivista, sono venuta a conoscenza dell’Istituto Cortivo. L’ho contattato e adesso sto andando avanti con gli studi. Mi piace tantissimo leggere i libri di testo. Trovo ben spiegate molte delle cose che prima affrontavo d’istinto. Penso proprio che imparare le cose dal punto di vista teorico mi permetterà di dare ancora di più ai miei ragazzi. E non solo a quelli del gruppo appartamento ma anche agli altri undici, più gravi, ospiti della comunità. Sono quattro ragazze e sette ragazzi, li conosco bene perché quando vedo che quelli del gruppo appartamento se la cavano da soli allora faccio un salto da loro. Anche là le soddisfazioni non mancano…