INTERVISTA A RICCARDO DI MAIO

 

"Dopo essermi diplomato come dirigente di comunità – racconta Riccardo Di Maio residente a Desenzano del Garda in provincia di Brescia – mi sono reso conto che il titolo che avevo conseguito era simile a quelli rilasciati dai licei: se volevo ottenere una concreta possibilità di trovare un impiego nel campo dell’assistenza dovevo continuare gli studi e iscrivermi all’università. Io, però, non me la sentivo, e così ho passato alcuni anni a fare vari lavori, senza grandi entusiasmi e con poche prospettive. Sono stato impiegato negli uffici di una multinazionale, magazziniere e addetto in un’azienda della ristorazione… Nulla di tutto questo, però, mi soddisfaceva. Trovavo molto più appagante fare attività di volontariato, dare una mano nel tempo libero a chi ne aveva bisogno, in particolare ai disabili dell’Anffas".

Continuavi a sentire dentro di te il desiderio di operare nel sociale…

"Sì, era un pensiero fisso che non mi abbandonava mai. Mi rendevo conto però di non possedere titoli sufficienti per ambire a un’occupazione in questo campo: troppe responsabilità, bisogna possedere nozioni e strumenti all’altezza di ogni situazione. È stato per questo che ho deciso di iscrivermi all’Istituto Cortivo, ai corsi diOperatore Socio Assistenziale per i disabili, l’infanzia e la dipendenza".

Come mai proprio all’Istituto Cortivo?

"L’avevo trovato in internet e mi aveva fatto una buona impressione, che mi è stata poi confermata da una persona che l’aveva frequentato. Non mi bastava uno dei tanti corsi regionali, cercavo una formazione di qualità, e oggi posso affermare che con l’Istituto Cortivo l’ho trovata. L’organizzazione è ottima e i libri eccellenti, approfonditi, ma chiari, in perfetto equilibrio fra teoria e pratica. In questi giorni sto concludendo la parte generale, ho impiegato un po’ di tempo in più perché per mantenermi ho lavorato per sei mesi in un supermercato, ma adesso non vedo l’ora di cominciare i tirocini. Penso che confrontarmi con la quotidianità dell’impegno assistenziale mi servirà molto per chiarirmi le idee. Sento forte dentro di me il desiderio di fare e di esplorare, di vagliare le diverse realtà per poter capire quale sia la direzione giusta per me".

È sempre per questo che sei venuto a Padova in occasione del Corso di Impresa Sociale?

"Sì, infatti, sono venuto un po’ per curiosità, un po’ per aggiornarmi e un po’ perché da qualche tempo sto riflettendo sulla possibilità di aprire qualcosa di mio. Non ho in mente nulla di concreto, ma se mi si presenta la possibilità, mi piacerebbe mettere in piedi una struttura innovativa per il disagio minorile".

Che ricordi hai della situazione che hai vissuto a Villa Ottoboni?

"Mi sono rimaste impresse la serenità dell’ambiente e le atmosfere molto positive. Poi ho avuto modo di focalizzare in modo più preciso il fatto che mettere su un’impresa non è cosa facile. Servono idee, risorse economiche, tanta dedizione e la capacità di affrontare le difficoltà senza scoraggiarsi mai".

Cosa vedi davanti a te?

"Intanto vorrei svolgere i tirocini e concludere i corsi. Poi vorrei andare all’estero per vedere altri mondi, mi interessano soprattutto il Sudamerica e l’Estremo Oriente".

Perché?

"Mi sembrano zone più innovative e propositive dell’Europa, più ricche di idee. In particolare l’Oriente mi affascina molto con il suo mix fra antiche tradizioni e modernità all’avanguardia. Io personalmente pratico la meditazione e sono convinto che le discipline orientali conservino ancora valori che noi stiamo perdendo. Ecco, per tornare al mio ipotetico progetto, mi piacerebbe mettere insieme quanto di buono c’è nelle varie culture per metterlo a disposizione dei ragazzi in difficoltà, il meglio del pensiero occidentale e orientale per aiutarli a trovare la dimensione di una vita degna di essere vissuta".