INTERVISTA A PAOLA VIOLA

Laureata in Design alla facoltà di Architettura a Milano, Paola Viola è oggi Operatrice Socio Assistenziale per disabili con attestato acquisito nel marzo 2009 presso l’Istituto Cortivo. Attualmente lavora con la Cooperativa La Cometa di Abbiategrasso, nell’hinterland milanese.

Come mai hai scelto questo indirizzo professionale?

"Confesso che sono sempre stata molto indecisa se seguire le mie inclinazioni artistiche oppure privilegiare il mio interesse per l’aspetto sociale e umano. A un certo punto ho pensato che potevo seguire entrambe le strade. Mi sono laureata in Design e ho iniziato a lavorare nel campo della modellistica di plastici per progetti architettonici, impegno non continuativo che mi consentiva di coltivare anche altri interessi personali, tra cui quello per il sociale. Da giovanissima avevo avuto un’esperienza di volontariato con i bambini disabili, un momento della mia vita che non ho mai dimenticato e che mi ha lasciato il desiderio di lavorare ancora con la disabilità".

E così hai deciso di iscriverti all’Istituto Cortivo: come ci sei arrivata?

"Attraverso la pubblicità e internet. Del vostro Istituto avevo comunque già sentito parlare molto bene e poi, per come sono organizzati i corsi, mi consentiva di studiare e lavorare. Una soluzione perfetta coronata dal tirocinio, altra esperienza che mi ha convinto ancora di più a proseguire su questa strada".

A proposito del tirocinio, dove l’hai svolto?

"Presso due comunità, una per disabili bambini, l’altra per disabili adulti. Mi sono trovata benissimo perché ho davvero potuto mettere in pratica la teoria che avevo studiato. Mi hanno seguito con molta attenzione e ho avuto l’opportunità di imparare direttamente sul campo".

E poi è arrivata l’offerta di lavoro…

"Sì, i responsabili della Cooperativa mi hanno chiesto se desideravo lavorare come operatrice jolly nelle varie strutture da loro gestite. E’ stato interessante, perché mi ha permesso di conoscere tante diverse realtà assistenziali. Insomma, una bellissima palestra, in situazioni che richiedevano tutte un’immediata assunzione di responsabilità. Non è stato sempre facile, ma ho potuto mettermi alla prova e verificare personalmente che, tutto sommato, ero in grado di affrontare con una certa competenza ogni mansione che mi veniva affidata".

Attualmente dove stai lavorando?

"Sono stata inserita come operatrice all’interno di un progetto di ‘residenzialità leggera’. L’ambito è quello del disagio psichiatrico. Si tratta di seguire alcuni pazienti durante una fase particolare del percorso terapeutico finalizzato al pieno reinserimento in famiglia, ovvero quando sono ospitati in appartamenti dove vivono da soli o in compagnia. I casi sono i più diversi: c’è chi è meno autonomo e ha più bisogno di sostegno e chi è pienamente capace di autogestirsi e lavora. E’ un progetto nato all’interno della Comunità Psichiatrica Ospedaliera di Legnano".

Ti piace come lavoro?

"Sì, anche se devo dire che l’utenza psichiatrica è emotivamente molto impegnativa. Bisogna trovare la giusta distanza, un equilibrio nella relazione che, se non si raggiunge, rischia di ostacolare il percorso riabilitativo. Comunque ho vissuto momenti molto gratificanti, soprattutto quelli legati al tempo libero: le gite, il pranzo di Natale… ci siamo molto divertiti, operatori e utenti".

Ti senti realizzata oppure hai progetti diversi?

"Il mio sogno è ritornare a lavorare con i bambini disabili o con la disabilità in genere. Il desiderio sarebbe quello di fondere insieme le competenze artistiche che so di avere e il lavoro assistenziale: ad esempio lavorare in un laboratorio artistico che dia la possibilità agli utenti di esprimere il loro potenziale creativo. Credo veramente che l’arte possa svolgere una funzione educativa e terapeutica".