Intervista a Natalia Arabadji

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Nata in Moldavia, Natalia Arabadji è arrivata nel 2001 ad Ostia, in provincia di Roma, con il desiderio di trovare nuove opportunità per lei e la sua famiglia. Aspettava un bambino e, senza rimpianti, lasciava nel suo Paese cinque anni di studi in ingegneria, non terminati per un soffio…

“Avrei voluto finirli se non altro perché sono una persona che porta sempre a termine i suoi impegni ma l’urgenza di cambiare la mia vita è stata più forte. Mi ero iscritta alla facoltà di Ingegneria perché era l’unica nella mia città. In realtà però mi sarebbe piaciuto diventare un’insegnante di lettere russe…”.

E invece oggi, grazie al titolo di OSA per i disabili ottenuto con l’Istituto Cortivo, sei operatrice nel settore dell’assistenza. Ci racconti come è andata?

“Arrivata ad Ostia, dopo la nascita di mia figlia, ho iniziato a lavorare come colf in una famiglia. Ero molto apprezzata e tutto andava bene ma quando la bambina è cresciuta e ho chiesto di avere il sabato libero per poterla seguire meglio, non mi è stato concesso e così ho dovuto lasciare. Per quattro anni ho continuato a cercare lavoro, ma ovunque mi chiedevano una disponibilità totale sette giorni su sette. Era impossibile, la famiglia aveva bisogno della mia presenza…”.

E quindi?

“Ho cominciato a spedire il mio curriculum alle cooperative sociali della zona, ma tutte richiedevano una formazione specifica e così, d’accordo con mio marito, ho deciso di seguire un corso per diventare operatrice nel sociale. È stato un sacrificio ma ne è valsa la pena!”.

Ti sei iscritta al Cortivo e sei diventata Operatrice Socio Assistenziale per i dsabili

“Ho trovato l’Istituto in Internet, ho superato il colloquio e mi sono messa a studiare. Agli inizi è stato difficile, anche perché non conoscevo bene la vostra lingua: un conto è parlarla, un altro è leggerla e comprenderla. Ricordo in particolare quanta fatica mi è costata una materia, Psicologia, con il suo linguaggio scientifico. Ho dato l’esame due volte ma per fortuna alla fine è andata molto bene. Comunque studiare per diventare OSA ha indubbiamente migliorato il mio italiano”.

Come mai hai scelto l’area della disabilità?

“Perché per un periodo mi ero occupata di una disabile in sedia a rotelle, una bellissima ragazza, vivace, spigliata. Chissà perché nella mia testa ero convinta che i disabili fossero tutti come lei. Invece, quando sono entrata per la prima volta al Centro Diurno ‘Erba Voglio’ gestito dalla Cooperativa Futura, ho trovato una realtà molto più complessa e mi sono chiesta se sarei mai stata all’altezza del lavoro che avevo scelto di fare”.

Com’è andata?

“All’inizio non mi sentivo pronta. Poi, invece, forte dei miei studi e supportata dagli altri operatori che mi hanno insegnato cosa sono la pazienza, la dedizione e la cura, ho capito che potevo farcela, che dentro di me avevo le qualità adatte per fare questo mestiere!”.

Dopo il tirocinio cosa è successo?

“Mi hanno assunta e questo mi ha confermato che la scelta di puntare a una formazione come Operatrice Socio Assistenziale è stata la migliore che potessi fare. Oggi, assieme ad altri quattro operatori, seguo a rotazione 12 ragazzi con gravi disabilità”.

Come ti relazioni con loro?

“È difficile dirlo a parole: si entra in empatia, loro esprimono il piacere per la mia presenza con sguardi, carezze… Quando mi capita di incontrarli per la strada, fuori dal Centro, mi riconoscono e mi sorridono. Certo, da loro non ci si può attendere grandi evoluzioni, ma alcuni piccoli segni che la relazione funziona ci sono: ad esempio ho notato in una ragazza con comportamenti autolesionisti un lievissimo miglioramento: si contiene di più e questo per noi operatori è molto gratificante”.

Progetti per il futuro?

“Voglio conseguire l’attestato di OSS per allinearmi con il titolo dei miei colleghi. Per il resto mi tengo stretto il mio prezioso lavoro!”.