INTERVISTA A MARIA ELISA LAMPONI

Appena diplomata come tecnico di laboratorio chimico non mi andava proprio di finire tra provette e alambicchi. Il mio desiderio andava in tutt’altra direzione. Pensai anche di iscrivermi a Sociologia ma avevo bisogno di trovare subito un lavoro e così lasciai perdere. Fui assunta in una casa di riposo ma, non avendo nessun titolo, rischiavo la precarietà a vita. Così, insieme a mia madre, cercammo la soluzione migliore e più rapida possibile per acquistare un titolo utile a salvaguardare la mia posizione lavorativa.

A parlare è Maria Elisa Lamponi, ex allieva dell’Istituto Cortivo con attestati di Operatore Socio Assistenziale per anziani e per disabili conseguiti il primo nel 1999 e il secondo nel 2000, oggi occupata presso una Casa Protetta per disabili in provincia di Catania.

Quali sono stati i motivi che ti hanno condotto a scegliere la formazione dell’Istituto Cortivo?

A quell’epoca non erano molti gli istituti che rilasciavano il titolo, molto ambito, di Operatore Socio Assistenziale. L’Istituto Cortivo aveva già allora un’ottima fama di struttura seria e professionale. Non solo, proponeva corsi che sembravano fatti apposta per chi già stava lavorando. Per me è stato perfetto: non avevo l’obbligo della frequenza, studiavo durante il tempo libero e potevo contare sulla disponibilità dei docenti, devo dire tutti molto disponibili e preparati. Insomma, con l’Istituto Cortivo ho ottenuto i due attestati che mi hanno permesso di poter affrontare in maniera ufficiale e veramente professionale un lavoro che, tra l’altro, mi stava sempre più piacendo. È stato anche un modo per evolvermi, per prendere piena coscienza del mio ruolo nel settore dell’assistenza, soprattutto per essere più propositiva all’interno della struttura dove tuttora opero.

E cioè?

Si tratta di una Casa Protetta gestita da un’associazione privata convenzionata. È organizzata in tre settori rispettivamente riservati agli anziani, ai disabili gravi e ai disabili più autosufficienti. Io mi occupo dei disabili meno gravi. In reparto siamo due operatori al mattino e due il pomeriggio più uno la notte. È un lavoro impegnativo, organizzato diversamente dal settore pubblico. Ho potuto fare il confronto quando ho partecipato a un progetto dell’ASL. Comunque non mi lamento: il lavoro mi gratifica. Devo ringraziare i miei utenti perché è proprio la loro sofferenza che ci permette di crescere umanamente.

La Casa Protetta ha solo una funzione assistenziale oppure fate anche riabilitazione?

Le attività riabilitative sono effettivamente il fulcro attorno il quale si svolge l’intera giornata. Abbiamo laboratori di teatro, di lingua, decoupage, pittura, manualità. Inoltre organizziamo uscite, gite, intrattenimenti e giochi di società.

Sei soddisfatta del tuo lavoro?

Sì, anche se non pongo limiti alla possibilità di migliorare. Comunque, dopo dieci anni d’esperienza come addetta all’assistenza alla persona, oggi il mio ruolo si è evoluto: mi dedico in particolare ai progetti educativi e ai laboratori. Mi piace tenermi aggiornata e fare progressi nella professione. In questi anni ho conseguito anche il titolo di animatore psico-sociale, particolarmente indicato per chi lavora con l’handicap psichico. E, a proposito di animazione, tra i miei sogni c’è anche quello di partecipare a uno dei mitici seminari di aggiornamento e approfondimento dell’Istituto Cortivo… Peccato che Padova sia un po’ troppo lontana per me. Perché non organizzarne qualcuno da queste parti? Scherzo, prima o poi ce la farò. Quando è il prossimo, a fine maggio? Sarebbe bellissimo…