INTERVISTA A MARCO MANENTI

È un percorso di crescita personale e professionale particolarmente interessante quello che ci racconta Marco Manenti, sino a qualche anno fa tecnico informatico e oggi assunto dalla Casa L’Abilità gestita dall’associazione L’Abilità onlus (www.labilita.org) dopo aver conseguito l’attestato di Operatore Socio Assistenziale con l’Istituto Cortivo.

"Diciamo che la grande svolta della mia vita è avvenuta nel 2009, ma la mia esperienza con la disabilità risale ai primi anni ’90 quando, con la mia ragazza e alcuni amici, decidemmo di impegnarci nel volontariato offrendo la nostra disponibilità per l’accompagnamento di adulti disabili desiderosi di vivere fuori casa il proprio tempo libero. In poche parole li accompagnavamo al cinema, a teatro, a casa degli amici. Il gruppo di volontariato, che si chiama Progetto Milano 1 e di cui sono vice presidente, è tuttora operante ed ha come punto di forza la partecipazione attiva dei disabili stessi, che mettono a disposizione le loro grandi capacità, nell’organizzazione e pianificazione delle attività del gruppo".

Quindi una grande esperienza nel sociale la tua…

"Che mi è tornata utile quando è scoppiata la crisi che ha colpito l’Italia e il mondo. La mia azienda ha ridotto il personale già a partire dal 2003. Poi, quando si è trasferita a Varese, ho scelto il telelavoro: guadagnavo di meno ma ho potuto dedicare più tempo alla mia famiglia e all’iter dell’adozione internazionale, che ci ha portato a diventare genitori di due fantastiche bambine. Nel tempo le condizioni di lavoro sono peggiorate e così, nel 2008, ho deciso di sperimentarmi nel sociale iscrivendomi all’Istituto Cortivo".

Come mai proprio l’Istituto Cortivo?

"Anzitutto perché consentiva la libera frequenza, fondamentale per me che ancora lavoravo come informatico, e poi perché ne avevo sentito parlare bene da alcuni conoscenti. È stata una buona scelta: ho trovato docenti dotati non solo professionalmente ma anche umanamente, con cui ho potuto confrontarmi a tutti i livelli e con i quali si è creato un ottimo rapporto. Ciò che apprezzo della formazione Cortivo è la serietà con cui si svolgono gli esami e l’obbligatorietà del tirocinio, che rappresenta a mio parere un’ulteriore garanzia dell’affidabilità dell’Istituto. All’Istituto Cortivo la formazione è estremamente seria, quindi non adatta a chi cerca solo il cosiddetto ‘pezzo di carta’…".

È stato facile trovare la struttura per il tirocinio?

"Beh, mi sono dato da fare, non sono il tipo che aspetta che tutto gli cada dal cielo. Ma sono stato ben ripagato: l’esperienza fatta con la Comunità Famiglia L’Orizzonte mi ha permesso di conoscere la realtà dei bambini con disagio familiare e sociale. Era una piccola casa con non più di sei minori e l’atmosfera era quella di una vera famiglia. Ho imparato a muovermi nelle dinamiche familiari, a gestire le emozioni all’interno delle relazioni affettive, tutti fattori importanti per chi opera nell’ambito educativo".

Una volta terminato il tirocinio, cos’è successo?

"A volte le coincidenze hanno qualcosa di straordinario: ho concluso il tirocinio nel maggio 2011 e nel settembre successivo, su segnalazione della responsabile de L’Orizzonte, sono stato assunto dalla Onlus L’Abilità di Milano per lavorare nella loro nuova Casa L’Abilità per minori disabili. Nello stesso periodo scadeva la mobilità avviata nel 2009 dall’azienda informatica in cui avevo precedentemente lavorato".

Raccontaci del tuo attuale lavoro…

"Sono davvero contento: seguo bambini disabili, anche affetti da gravi patologie, affidati alla Casa su segnalazione dei servizi sociali. Sono bambini da 0 a 10 anni e relazionarsi con loro è un’esperienza umana molto, molto affascinante. Ho scoperto la bellezza e la profondità del linguaggio non verbale, fatto di gesti e di sguardi. Ogni giorno apprendo qualcosa di nuovo e anche il confronto con le altre figure professionali è fonte continua di nuovi stimoli che fanno crescere e riflettere".

Segui qualche caso in particolare?

"Mi è stato affidato un bambino in età prescolare affetto da una patologia molto disabilitante per il quale, in accordo con l’équipe, ho messo a punto un progetto educativo finalizzato a fargli sviluppare un buon livello di autonomia".

Cosa hai scoperto di te grazie al tuo nuovo lavoro?

"Che come figura educativa possiedo buone capacità e che i risultati si raggiungono prendendosi cura del quotidiano, delle cose semplici, familiari e soprattutto stando accanto ai bambini, sapendoli ascoltare. È stato inoltre bellissimo constatare quanto le condizioni psico-fisiche dei nostri bambini stiano molto migliorando, così come confermato anche dagli operatori stessi che li seguono da più tempo”.

Insomma, sei soddisfatto…

"Al momento la mia vita è completa: svolgo un lavoro umanamente gratificante e ho una famiglia bellissima, che mi vede tutti i giorni impegnato a trasmettere, come uomo e come padre, i valori umani fondamentali, la migliore eredità che possiamo lasciare ai nostri figli, ai nostri bambini".