Intervista a Luisa Vigoroso

disabili

Luisa Vigoroso di Roma ha scoperto la sua tensione positiva verso il sociale grazie a un’esperienza condotta come volontaria e tirocinante presso la Comunità Salesiana del Borgo Ragazzi Don Bosco, attiva nell’ambito dell’accoglienza del disagio minorile e familiare. Oggi, grazie anche agli Attestati di Operatore Socio Assistenziale per l’Infanzia e Operatore Multiculturale acquisiti con l’Istituto Cortivo e al corso di OSA per la disabilità ormai quasi concluso, si occupa di assistenza domiciliare a persone disabili.

“Sono laureata in lingue ma, nonostante abbia portato a termine gli studi, non era l’indirizzo che faceva per me. Dopo l’Università non sapevo davvero cosa fare… Mi sono messa alla ricerca delle mie motivazioni più profonde e sono state state le esperienze con il Borgo Ragazzi Don Bosco prima e la nascita di una nipotina disabile poi a determinare la svolta. Ho capito che il Sociale poteva davvero diventare per me uno sbocco professionale ricco di gratificazioni”.

E ti sei iscritta all’Istituto Cortivo…

“Sì, ho trovato la sua proposta formativa particolarmente interessante. Mi permetteva di studiare e allo stesso tempo di dedicarmi ai ragazzi del Centro diurno e della Casa Famiglia all’interno dell’area educativa della comunità salesiana, una dimensione che mi piaceva e grazie alla quale ho imparato moltissime cose. Anche l’esperienza con l’istituto Cortivo è stata splendida, le materie erano tutte molto interessanti e le lezioni appassionanti”.

Hai svolto anche diversi tirocini, vero?

“Per l’infanzia e la multiculturalità ho svolto il servizio volontario presso la Casa Famiglia e la comunità di bambini Sahrawi al Borgo Ragazzi Don Bosco mentre per quanto riguarda la disabilità ho fatto esperienza con l’Associazione ‘Il Filo dalla Torre Onlus’ (che si occupa principalmente di autismo) e sono stata tirocinante presso la Cooperativa Sociale Prassi e Ricerca di Roma, la stessa che poi mi ha assunto per una serie di interventi di assistenza domiciliare”.

Cioè?

“Attualmente seguo tre persone: un uomo affetto da tetraplegia spastica, una ragazza con grave ritardo mentale dovuto a una sindrome genetica e una donna affetta da disturbi psicotici. Tre casi, molto coinvolgenti emotivamente, che richiedono solida forza interiore, capacità empatiche e tanta umanità. È un lavoro che faccio volentieri, di cui non mi dà fastidio nulla. Con loro, anche quando mi occupo della loro igiene personale, non mi sento mai a disagio”.

Una disponibilità che molto probabilmente loro avvertono.

“Credo di sì. Questo permette di creare una relazione basata sulla fiducia, premessa fondamentale per un intervento di assistenza veramente efficace”.

Sei contenta?

“Molto. Mi sento soddisfatta e ho trovato tutte quelle motivazioni che avevo perso durante gli studi universitari. Questo lavoro ha davvero aumentato il mio livello di autostima”.

Lo cambieresti?

“In questo momento no, anche perché sento che sto imparando tanto. Nel futuro mi piacerebbe lavorare con i ragazzi autistici e dedicare più tempo al lavoro di équipe. Mi piacerebbe incontrare altri colleghi con i quali potermi confrontare, scambiare informazioni e condividere progetti educativi”.