INTERVISTA A LIRI SPAHO

Non dev’essere facile lasciare il proprio paese e il proprio lavoro per seguire il marito all’estero e per garantire più opportunità ai propri figli. Una scelta difficile, ma a volte necessaria, attraverso cui è passata anche Liri Spaho, oggi OSA per la disabilità con attestato conseguito presso l’Istituto Cortivo, che in Albania ha lasciato a malincuore la sua professione di ostetrica e un’esperienza lavorativa nel settore sanitario durata ben 17 anni.

"Un lavoro che mi gratificava molto e che ho cercato in tutti i modi di fare anche qui, in provincia di Bergamo. Mio marito aveva trovato lavoro in Italia ed io, per poterlo seguire con i nostri due figli, ho risposto a un annuncio pubblicato dall’ambasciata italiana, che indiceva un concorso per personale sanitario disposto a trasferirsi nel vostro paese. Su mille concorrenti abbiamo superato le prove solo in 13… Purtroppo, quando sono arrivata, ho scoperto che la mia laurea non era riconosciuta in quanto antecedente al 1990. Non mi sono abbattuta e, pur di continuare a lavorare nel settore, ho svolto volontariato per cinque anni presso un ambulatorio pubblico dove mi sono stati affidati i prelievi citologici e dove più volte i responsabili del servizio hanno riconosciuto la qualità del mio lavoro".

Lavoravi gratuitamente…

"Sì, ma lo facevo volentieri, al punto tale che mi sono iscritta alla facoltà di Biologia con l’intenzione di prendermi una laurea valida per lavorare nel campo delle analisi di laboratorio. Poi, invece, con la crisi, è arrivato il licenziamento di mio marito, sino a quel momento falegname in un’azienda di arredi. Ho dovuto lasciare l’ambulatorio, rallentare gli studi universitari e darmi da fare: una mia amica mi aveva detto che c’erano possibilità di assunzioni nel campo del sociale, ma ci voleva una formazione specifica…".

E così ti sei iscritta all’Istituto Cortivo!

"Ho cercato su Internet e mi è sembrata la strada più accessibile. Mi sono iscritta e nel giro di un anno e mezzo ho terminato gli studi come Operatrice Socio Assistenziale per la disabilità. È stata una buona scelta anche perché grazie ad essa oggi posso contare su un lavoro a tempo indeterminato. Ad assumermi è stato il Comune di Treviglio, lo stesso ente con il quale avevo precedentemente svolto il tirocinio".

Di cosa ti occupi?

"Presto assistenza a domicilio ad anziani, disabili e persone affette da varie patologie, anche tetraparesi. È un lavoro che mi coinvolge molto sul piano umano perché con questi utenti ho instaurato una relazione che va oltre l’impegno della pura assistenza fisica: non si tratta solo di lavarli, curarli e accudirli, ma anche di ascoltare con il cuore, parlare, tenere compagnia, provocare sorrisi… È un lavoro che amo e che ritengo importante per la società".

Hai dei progetti per il futuro?

"Mi piacerebbe frequentare uno dei corsi di Impresa Sociale organizzati dall’Istituto Cortivo. Uno dei miei sogni, infatti, è aprire un centro per ragazzi disabili mentali, una struttura pensata per loro e per il loro bisogno di crescere e diventare autonomi in un ambiente sereno e familiare…".

Ti piacciono i bambini…

"Io i bambini li facevo nascere! Comunque mi dedico a loro anche con il volontariato: sono presidente della locale Associazione Bimbi del Madagascar, che si occupa di adozioni a distanza, ma anche di progetti in loco a cui ho partecipato direttamente. Grazie alla mia esperienza in campo sanitario, ho tenuto in Madagascar corsi di igiene e profilassi finalizzati a prevenire le malattie sessualmente trasmissibili, un progetto importante in un continente dove una frequentissima causa di morte è l’HIV. Oltre a questo progetto, l’Associazione è impegnata anche a costruire scuole e a fornire ai bambini materiale scolastico, matite, penne, quaderni, colori, ecc.".

E la tua vocazione di ostetrica?

"Ora che i figli sono cresciuti (la più grande studia Filosofia all’Università di Milano mentre il più piccolo è in terza liceo) vorrei organizzare il mio lavoro in modo da poter tornare periodicamente in Albania. Il desiderio è quello di aprire un ambulatorio privato per le donne, dove fare prevenzione, seguire le gravidanze, contribuire nuovamente a far nascere bambini belli e sani. Ne dovrei parlare con i responsabili del Comune… Forse, organizzandomi sul lavoro, potrei davvero riuscirci".