INTERVISTA A GRAZIA ELENA SPENA

Ufficialmente Operatore Socio assistenziale per disabili dal novembre 2005, in realtà Grazia Elena Spena lavora nell’ambito dell’handicap da oltre vent’anni.

La formazione con l’Istituto Cortivo, infatti, è stata per me la ciliegina sulla torta. Un’esperienza molto bella di cui conservo un ottimo ricordo e che mi ha consentito di arricchire con un percorso teorico e pratico di alta qualità il mio curriculum di volontaria e professionista. Molto importante è stato il tirocinio, che ho svolto in un reparto di riabilitazione per persone colpite dalle più svariate patologie: esiti da ictus, invalidità a causa di incidenti stradali, malattie virali invalidanti di cui non avevo mai sentito parlare… Un’esperienza forte soprattutto dal punto di vista umano perché mi sono trovata a confrontarmi non solo con operatori preparatissimi ma anche con persone che avevano una gran voglia di farcela e ce la mettevano veramente tutta per raggiungere anche il più piccolo dei risultati.

Attualmente dove lavori?

Nel 2003 sono stata assunta in una casa famiglia per disabili affetti da AIDS, pazienti che, grazie alle più recenti cure, hanno allungato le loro aspettative di vita ma alle quali la malattia ha lasciato gravi conseguenze. Alcuni sono in sedia a rotelle, altri sono affetti da patologie psichiatriche. È un lavoro duro, spesso ci si trova a lavorare con ex tossicodipendenti già toccati dal problema dell’emarginazione, uomini e donne dalla personalità fragile e immatura, molto dipendenti e quasi sempre incapaci di provare sentimenti come gratitudine o rispetto. Chiedono molto, si lamentano sempre, nei loro occhi non c’è futuro, non c’è gioia…

Insomma, per te e i tuoi colleghi il rischio di burn out è piuttosto alto…

Sì, in ambienti come questi ci sarebbe bisogno di un maggiore turn over degli operatori perché si tratta di un lavoro che assorbe molte energie non solo fisiche ma anche psicologiche.

Vorresti cambiare?

Il mio progetto è cercare di lavorare nel nuovo centro AIAS di Olmedo, una bella realtà con poliambulatori, day hospital e casa famiglia. È il mio sogno. Pensi che ho anche una lettera di referenze del primario che dirigeva il reparto in cui ho svolto il tirocinio, nella quale sono evidenziate le mie qualità dal punto di vista assistenziale. Il mio desiderio è quello di lavorare con persone che abbiano degli obiettivi, che vogliono vedere i risultati del loro impegno. Insomma, ho una grande energia positiva dentro e vorrei metterla a disposizione di chi è in grado di utilizzarla per vivere meglio.