INTERVISTA A GIORGIA PICCHI

"Ho scoperto la mia vocazione per il sociale nel 2005, quando svolgevo il servizio civile presso l’Unione Italiana Ciechi dove ho avuto anche modo di apprendere l’alfabeto braille. All’epoca frequentavo l’Università, ma, siccome avevo deciso di conoscere meglio il mondo della disabilità, nel 2006 mi iscrissi all’Istituto Cortivo. Fu un’esperienza formativa fondamentale, che mi consentì di acquisire le competenze necessarie per iniziare a lavorare come OSA in un centro diurno per Disabili".

Giorgia Picchi abita e lavora a Tivoli, in provincia di Roma. Oltre all’attestato di OSA per Disabili, vanta anche una laurea in Lettere. Attualmente lavora presso il Centro Sant’Alessio, struttura che si occupa di riabilitazione non solo per non vedenti, ma anche per persone con disabilità multiple, cieche o ipovedenti.

"È un centro che offre molteplici servizi, dalla didattica per non vedenti, svolta anche a domicilio, sino all’assistenza direttamente a casa del pluridisabile con problemi di vista".

Come sei approdata a questo lavoro?

"Per due anni inviai curricula ovunque, ma senza successo. Ne approfittai per laurearmi e iniziai a lavorare in campo finanziario. Guadagnavo bene, ma non ero soddisfatta".

Finché un bel giorno…

"Era il 2010: mi chiamò il Sant’Alessio e mi affidò il primo caso, un ragazzino cerebroleso dalla nascita. Non ci pensai due volte, lasciai il lavoro e iniziai a dedicarmi con passione alla mia tanto attesa professione. Oggi assisto una bimba di 13 anni affetta da cerebropatia con ritardo cognitivo grave, un bimbo di 12 anni ipovedente con ritardo lieve ed uno di 11 anni che seguo solo a scuola con cui pratico la stimolazione basale, una fantastica pratica che ho appreso in uno dei corsi formativi organizzati dallo stesso Sant’Alessio".

Ne parli con entusiasmo. Di cosa si tratta?

"È un metodo messo a punto in Germania dal prof. Fröhlich: consiste in un intervento riabilitativo di accompagnamento e sostegno per persone affette da gravi patologie. È utilizzabile con bambini, adolescenti e adulti non autonomi in grado di percepire la realtà e comunicare con il mondo esterno solo attraverso il corpo. In poche parole, utilizzando del materiale artigianale che può essere costruito di volta in volta a seconda delle esigenze dell’utente, è possibile riattivare la stimolazione di base. Si utilizzano anche dei cuscini per fare in modo che la persona possa assumere la postura più comoda… Sono cuscini speciali, costruiti apposta utilizzando ceci, lenticchie e altre granaglie affinché si adattino meglio alla forma del corpo: è il modo migliore per favorire quella che noi riabilitatori chiamiamo l’apertura verso il mondo”.

Ci puoi fare un esempio concreto di intervento riabilitativo?

“Ad esempio per un bimbo cerebroleso molto grave con un residuo visivo, ho costruito una semplice gruccia per abiti a cui ho appeso palline molto colorate, monetine tintinnanti e altri piccoli oggetti in grado di risvegliare la sua attenzione e stimolare la sua manualità. Dare a questi bimbi la possibilità di rapportarsi con svariate opportunità percettive significa favorire il loro passaggio alla relazione, a una migliore comunicazione con gli altri e con il mondo”.

Una tecnica molto interessante…

“Sì, lo trovo un metodo eccezionale, efficace e alla portata di tutti gli operatori. Con le mie colleghe ci stiamo organizzando per divulgare il metodo nelle varie ASL del territorio. La cosa più bella sarebbe creare un centro specializzato, magari in collaborazione con qualche associazione di genitori”.

Un’ottima iniziativa. Hai altri progetti per il futuro?

“Sarei anche disponibile a trasferirmi al nord, dove credo ci siano più opportunità di lavoro e soprattutto molte situazioni assistenziali nelle quali potrei continuare a divulgare la tecnica della stimolazione basale”.