INTERVISTA A FABIOLA PALERMO

Quando Fabiola Palermo di Verona decise di iscriversi al Liceo Psico-Pedagogico aveva già un suo progetto: diventare educatrice e lavorare nel campo delle dipendenze. Una volta preso il diploma, non ha desistito dal suo obiettivo e si è iscritta all’Istituto Cortivo. Poi l’esperienza del tirocinio l’ha portata a incontrare il settore della disabilità, un mondo che l’ha conquistata e che l’ha portata nel 2009 a conseguire l’attestato di Operatore Socio Assistenziale per i disabili.

A cosa era dovuta la tua determinazione di voler lavorare con la dipendenza?

"Non l’ho ancora capito bene. È che non sono mai riuscita a comprendere chi fa uso di sostanze. È un’esperienza talmente lontana dal mio modo di essere che probabilmente sentivo il bisogno di capirne di più. Ma non era la dimensione giusta per me, avrei avuto difficoltà a rapportarmi con il problema della tossicodipendenza".

Come mai hai scelto l’Istituto Cortivo?

"Subito dopo il diploma ho cercato un lavoro. Volevo essere autonoma e già a settembre, dopo l’esame di maturità, ho iniziato a lavorare in un ristorante dove serviva personale che parlasse l’inglese, lingua che conosco piuttosto bene. A questo punto ho cercato un percorso formativo che si adattasse alle mie esigenze e da questo punto di vista l’Istituto Cortivo mi è sembrato perfetto".

Sei rimasta soddisfatta della formazione?

"Ero fresca di studi e in un anno ho dato tutti gli esami senza problemi. Ho trovato un team di docenti molto preparati e ricordo ancora con grande stima soprattutto l’insegnante di Psicologia. Mi è stata molto vicina ai tempi del tirocinio e le sue lezioni e approfondimenti sull’autismo mi sono stati fondamentali per affrontare con più professionalità questa problematica".

Dopo l’attestato hai subito trovato lavoro…

"Sì, nella stessa struttura in cui ho svolto il tirocinio. Si tratta dell’Associazione Piccola Fraternità di Villafranca di Verona, che gestisce la casa d’accoglienza e le attività del CEOD. Agli inizi il contratto era a chiamata: lavoravo solo quando mancava qualche operatore. Non mi soddisfaceva, era come se all’interno della struttura mi vivessero sempre come la studente che sta facendo esperienza. Volevo un ruolo più definito e così ho rinunciato all’incarico. Nel settembre successivo sono stata richiamata e mi è stato offerto un contratto a tempo determinato per un anno. Di solito, alla scadenza, l’Associazione tende a trasformare il rapporto di lavoro in un’assunzione a tempo indeterminato. Sono fiduciosa, anche perché ho continui riscontri sul fatto che la mia presenza all’interno della struttura è molto apprezzata. I miei colleghi e tutti gli operatori dicono che ho portato un’energica ventata di allegria ed entusiasmo… Mi viene naturale, con gli utenti mi piace ridere e scherzare, rendere l’atmosfera più leggera…".

Ti piace lavorare in quest’ambito?

"Agli inizi ero spaventata. Dopo il primo giorno di tirocinio sono tornata a casa e ho detto a mia madre che avevo sbagliato tutto. Poi, pian piano, ho iniziato a prendere confidenza con queste persone così speciali. Oggi non riesco più a considerarli ‘diversi’, per me sono adulti, persone con una loro specificità e soprattutto con una loro dignità; non li tratto mai come fossero bambini, mi sembra più corretto far appello alle loro capacità residue. Non vanno viziati bensì incoraggiati a socializzare nel modo giusto, nel rispetto delle regole".

Di cosa ti occupi?

"Seguo i laboratori del CEOD, in particolare quello di ceramica ma mi occupo anche del servizio mensa e dell’accompagnamento durante il trasporto".

Che genere di attività prevede il CEOD?

"Abbiamo due percorsi: quello creativo con pittura, ceramica, ecc. per i meno gravi e quello espressivo con colori, pasta di sale, ecc. per i più gravi. Poi ci sono le uscite, i momenti di festa… In questi giorni ci siamo divertiti un mondo a preparare i cartelloni di carnevale. Li abbiamo appesi in entrata, così tutti quelli che frequentano l’Associazione possono vedere il nostro lavoro".

Sembri entusiasta di questa tua esperienza. Niente rimpianti?

"No, assolutamente. Credo che la dimensione a me più confacente sia proprio quella della disabilità mentale. Le problematiche psichiatriche, come ad esempio l’autismo, mi interessano molto. Il mio attuale obiettivo è proprio quello di approfondire le mie conoscenze in questo settore".