INTERVISTA A DANIELE DE SANTIS

Aveva più o meno diciott’anni Daniele De Santis di Rieti quando decise di dedicarsi al volontariato presso il Centro Aias della sua città. Il mattino a scuola e il pomeriggio all’associazione, a fare esperienze di vita e soprattutto a imparare. Oggi, a soli 23 anni, oltre a essere un Operatore Socio Assistenziale per disabili formatosi con successo presso l’Istituto Cortivo, Daniele è anche un operatore specializzato nel metodo W.O.C.E., una tecnica riabilitativa messa a punto per favorire la comunicazione nei bambini affetti da autismo.

Un campo che mi ha sempre interessato, direi anzi affascinato. Al punto tale che già da giovanissimo avevo deciso che quello sarebbe stato l’ambito in cui avrei lavorato. Ho un diploma come perito agrario ma credo che non mi servirà a nulla… Il sociale è la dimensione che più mi appassiona e che finora mi ha dato più gratificazioni.

Partiamo dall’inizio: quali circostanze ti hanno portato all’Istituto Cortivo?

È stato proprio il bisogno di studiare in modo sistematico materie che a scuola non avevo mai approcciato a farmi decidere per l’iscrizione al corso di Operatore Socio Assistenziale per disabili dell’Istituto Cortivo. Mi sono trovato benissimo, ho potuto approfondire la psicologia e altri importanti argomenti utili per la mia professione. E non solo: ho avuto il supporto dell’Istituto Cortivo nel corso della ricerca di un’occupazione. Ora sono assunto a tempo indeterminato dal Comune di Rieti come operatore specializzato nell’autismo con il metodo W.O.C.E., titolo che ho conseguito presso il Centro Studi di Roma diretto dalla dott.ssa Benassi. Attualmente assisto un ragazzo che sta frequentando la terza superiore. È stato seguito sin da piccolo con questa tecnica e oggi non solo utilizza la comunicazione verbale ma è anche ben inserito nel gruppo classe.

Ci puoi spiegare brevemente in cosa consiste questo metodo?

W.O.C.E. sta per Written Output Communication Enhancement. Si tratta di una tecnica importata dagli Stati Uniti e introdotta in Italia dalla dott.ssa Benassi. Il metodo consente di insegnare ai bambini autistici l’uso della scrittura attraverso il computer, primo passo per acquisire le basi della comunicazione. La comunicazione verbale e quella non verbale rappresentano infatti i maggiori deficit in caso di autismo. I bambini autistici non riescono ad esprimersi proprio perché non sviluppano adeguatamente il linguaggio e altre forme di comunicazione. È stato anche dimostrato scientificamente che il computer, la lettura e altri strumenti comunicativi favoriscono significativamente l’apprendimento del linguaggio parlato. Parlare è comunicazione, è possibilità di esprimere sé stessi e di comprendere gli altri. Offrire questa opportunità a chi soffre di autismo significa migliorare notevolmente la sua qualità di vita.

Si ottengono buoni risultati dunque…

Ci vogliono anni, ma la soddisfazione di vedere un bambino chiuso in se stesso aprirsi al mondo è una gioia che auguro a tutti di provare.

Ora stai lavorando con un adolescente che già gode dei risultati positivi del metodo W.O.C.E.; penso che partire dall’inizio con un bambino sia molto più complicato. È difficile lavorare con i più piccoli?

È certamente più impegnativo ma anche più entusiasmante. Tra bambino e operatore si crea una relazione particolare. La cosa che preferisco è proprio applicare la tecnica all’inizio, seguire i primi successi sino alla meta più importante: l’apprendimento del linguaggio. È una finestra che si spalanca, una porta finalmente aperta alla comunicazione.