INTERVISTA A BARBARA MILUCCI, OSA PER ANZIANI E DISABILI

Sono innamorata del mio lavoro. E ogni giorno che passa questo amore cresce“.

Così afferma Barbara Milucci e nelle sue parole non c’è enfasi o retorica ma intima convinzione e vera gioia. Barbara ha 28 anni, un diploma come tecnico per i servizi al turismo, un lavoro a contratto in una struttura per disabili e una professionalità che ha radici in una prima esperienza come volontaria.

Avevo appena terminato la scuola superiore quando decisi di dedicarmi al volontariato. Affiancavo un’insegnante di sostegno che seguiva una bambina Down affetta anche da disturbi comportamentali. Un caso difficilissimo. Non avevo esperienza ma mi sentivo molto motivata. Avevo capito che i genitori non accettavano l’handicap della figlia. Non erano mai venuti a parlare con gli operatori che seguivano la bambina. Rifiutavano il dialogo. Iniziai una lunga opera di mediazione e, alla fine, riuscii a convincere la mamma a venire agli incontri. Anche oggi, nel mio lavoro, cerco sempre di comunicare con i familiari. Sento di essere una buona mediatrice. Faccio lavorare l’empatia…

Tu hai una formazione Cortivo nei settori anziani e disabili. Come sei giunta a questa scelta?

È stato il volontariato a farmi decidere. Poi, grazie ad un’amica, ho incrociato l’Istituto Cortivo ed è stata una fortuna. Oggi sono fiera della mia formazione che è stata giudicata positivamente anche dal Giffas, il Centro di Riabilitazione Neuropsicomotoria dove ho svolto il tirocinio e presso il quale oggi lavoro.

Di cosa ti occupi?

Seguo i disabili dai 18 anni in su, tutti gravi e gravissimi, nelle attività del semiconvitto: laboratori, psicomotricità, sedute di fisioterapia, ecc. Hanno bisogno di continua assistenza perché hanno un livello di autonomia nei movimenti molto limitato. Alcuni sono in carrozzella e altri non sono autosufficienti. Il loro programma prevede attività che stimolano le capacità residue“.

Hai voglia di raccontarci dei casi che segui?

Posso farvi degli esempi significativi, come quello dei due fratelli di 37 e 27 anni affetti da una patologia rarissima riconoscibile dalla corporatura particolarmente tozza, dal grave ritardo mentale e da un’incredibile iperattività. Non riescono a concentrarsi su nulla, si muovono in continuazione, si arrampicano, cadono, vanno a sbattere… Hanno bisogno di essere seguiti passo dopo passo. Hanno la fortuna di avere dei genitori bravissimi, molto coraggiosi. Li ammiro perché trovano anche il tempo per il volontariato. Un altro caso che mi ha colpito è quello di un ragazzo con deficit psicomotorio. I suoi genitori lo avevano affidato a un santone che lo picchiava e lo maltrattava. Il ragazzo è fortemente traumatizzato. Sino a poco tempo fa bastava un qualsiasi rumore per spaventarlo a morte, aveva paura di tutto ed era diventato anche autolesionista. Stiamo lavorando per ridargli fiducia nel prossimo e, pian piano, la dolcezza e le attività riabilitative cominciano a dare i primi frutti“.

Il tuo è un lavoro difficile, pieno di responsabilità.

È vero. Eppure, quando torno a casa la sera, non mi sento mai stanca. Anzi, penso al giorno dopo, a quello che potrò imparare di nuovo. Ho anche un progetto: visto il mio diploma e alcune mie esperienze con gli anziani in vacanza, vorrei iscrivermi al corso per assistente turistico per disabili“.