INTERVISTA AD A.N.

A.N. ha 45 anni ed è dipendente statale. Nel 2003, dopo aver seguito il corso di formazione dell’Istituto Cortivo, ha conseguito l’attestato di Operatore Socio Assistenziale per le dipendenze. Una scelta motivata principalmente dalla difficile esperienza che stava vivendo all’epoca come madre.

Purtroppo alla fine degli anni ’90 scoprii che mio figlio, allora ventenne, faceva uso di eroina. Non me n’ero accorta perché tutto ebbe inizio durante il suo servizio militare. Fui avvertita dalla madre di una ragazza che lui frequentava. Fu traumatico: il mondo mi cadde addosso. Anzitutto fui presa dal senso di colpa. Non ero stata in grado di garantirgli una famiglia serena. Ero separata, e il mio ex-marito come padre non esisteva per nulla. Anzi, le poche volte che vedeva il figlio, sapeva sempre come farlo sentire una nullità. Lui, poi, era sempre stato un bambino difficile, irrequieto, non ubbidiva, non sapeva accettare le regole…

Che scelte hai preso al momento?

La prima cosa che ho fatto è stata quella di smantellare la mia casa nel giro di 24 ore e di allontanarmi il più possibile dall’ambiente che lui frequentava e che lo aveva portato a drogarsi Poi ho contattato il SerT. Il ragazzo però ha saputo fingere molto bene e al colloquio ha detto che la sua esperienza con l’eroina era stata sporadica e che io avevo ingigantito tutto. Lo hanno preso sul serio e io sono passata per la mamma isterica e iperprotettiva. Comunque, dopo un po’ mi sono accorta che la cosa continuava. Mio figlio non stava bene e il suo malessere lo somatizzava anche con evidenti sfoghi della pelle. Così mi sono imposta e ho costretto l’équipe del SerT a seguirlo con più attenzione. Sono iniziate le terapie tossicologiche e gli incontri con lo psicologo. Gli operatori decisero che il ragazzo era troppo fragile per affrontare la comunità e così fui io ad assumermi in toto la responsabilità delle sue cure. Non le dico il dolore immenso, seguivo ogni suo respiro, mi sono dedicata a lui completamente e intanto sentivo che il mio cuore andava in frantumi. Ho anche lasciato il lavoro per sei mesi, l’ho convinto a seguire un corso biennale di formazione e gli ho trovato un lavoretto che lo tenesse occupato. Poi però è arrivata la crisi. Mi sono chiesta: ma in fondo, cosa so io di tossicodipendenza? Per fortuna mi sono imbattuta in una pubblicità dell’Istituto Cortivo e mi sono iscritta…

Ti è servito a qualcosa?

Mi è servito tantissimo e non solo per le informazioni che ho acquisito, ma anche come diversivo da una situazione che stava completamente prosciugando le mie forze. Il fatto di riprendere gli studi, di andare al Centro Didattico per gli incontri con i docenti, tutto questo mi ha consentito di gestirmi alcuni momenti di autonomia che mi hanno aiutato molto.

Nel frattempo eri tornata a vivere nella città dei tuoi genitori… “Ho dovuto farlo. Avevo bisogno di un sostegno, non ce la facevo più da sola. Anche perché ho seri problemi di salute che mi costringono a periodici ricoveri ospedalieri. Comunque in quel periodo ho portato a termine anche il mio tirocinio in un COD, un centro che si occupa della disintossicazione dei tossicodipendenti e che ha anche il compito di mettere a punto un programma di recupero per ogni paziente. È stata un’esperienza difficilissima: mi capitava di incontrare persone ricadute nella droga anche dopo dieci anni e più dalla disintossicazione. Era disperante.

C’è stata poi una svolta significativa?

Dopo anni di calvario, di soldi spariti da casa, di allontanamenti coatti, di dolore insopportabile, mio figlio decise di disintossicarsi alla fine del 2005. Io avrei dovuto subire un importante intervento chirurgico agli inizi del 2006. Chiesi quindi che il ragazzo entrasse in comunità. C’è stato tre mesi e, quando è uscito, mi ha detto poche, determinate parole: ho chiuso, mi cerco un lavoro e una ragazza. E così è stato, ha cominciato a lavorare e dal 2005 non si droga più.

Hai mai temuto una sua ricaduta?

La paura c’è sempre ma ho molta fiducia in lui. Ho visto che ultimamente ha superato bene anche alcune dolorose circostanze, come la morte del nonno. Sta maturando molto.

Un’ultima parola sull’Istituto Cortivo?

Dico tre cose: la parte teorica sulle tossicodipendenze è stata fondamentale per crescere in consapevolezza, le lezioni di primo soccorso mi hanno premesso di intervenire in varie situazioni critiche anche mentre svolgevo il tirocinio e, infine, iscrivermi di nuovo a scuola mi ha consentito di riscattare gli studi liceali che avevo abbandonato al terzo anno. Non solo, una volta preso l’attestato dell’Istituto Cortivo mi sono iscritta a un altro corso e mi sono diplomata come dirigente di comunità facendo cinque anni in uno. Mi ero anche iscritta all’università ma poi il lavoro e i problemi di salute… Comunque non escludo la possibilità di mettere un giorno i miei studi e la mia esperienza di vita al servizio di chi ha problemi di tossicodipendenza.