INTERVISTA A VALTER MERLO

Dal 2002 ho iniziato a lavorare con la Cooperativa Sociale Parella che ha in appalto dal Comune di Torino l’accoglienza di persone senza dimora – racconta Valter Merlo, da maggio 2008 Operatore Socio Assistenziale per le dipendenze con attestato conseguito presso l’Istituto Cortivo –. Si tratta di una realtà diversificata, con vari servizi tra i quali cinque dormitori, numerosi gruppi appartamento, un ambulatorio di strada, una convivenza guidata per donne in difficoltà e il centro di prenotazione unificato ai dormitori. Recentemente ha avviato anche un’iniziativa per il reinserimento lavorativo dei senza casa. All’inizio ho fatto delle sostituzioni, poi sono passato a un contratto a tempo determinato che è diventato a tempo indeterminato. Il mio lavoro si svolge presso la Casa di Accoglienza Notturna Strada Castello di Mirafiori a Torino, una città che da qualche tempo sta subendo una pesante fase di crisi economica e lavorativa, fatto questo che ha mutato il quadro dell’utenza. Ai tossicodipendenti, alcolisti, stranieri ed extracomunitari si sono infatti aggiunte anche persone italiane che hanno perso lavoro e casa. Sono una minoranza, certo, ma sono anche il segnale che qualcosa sta cambiando nella nostra società e non certo in senso positivo…

Quindi sono otto anni che operi in questo settore, cosa ti ha motivato a iscriverti all’Istituto Cortivo?

Sentivo l’esigenza di arricchire il mio bagaglio professionale, che era soprattutto basato sulla pratica quotidiana, con elementi teorici che dessero più sostanza alla mia attività, che mi facessero agire non solo di pancia ma anche di testa.

E li hai trovati?

Sì, dato il poco tempo a mia disposizione ho studiato solo sui libri, senza frequentare le lezioni, ma ho avuto comunque modo di verificare la bontà della preparazione erogata dall’Istituto Cortivo, ho trovato programmi interessanti, docenti disponibili al momento degli esami e, soprattutto, un buon tirocinio…

Dove lo hai svolto?

Con il progetto itinerante Can Go, gestito dall’ASL di Torino in collaborazione con varie realtà del privato sociale tra cui anche il Gruppo Abele. Si trattava di operare con una struttura mobile che distribuiva in strada materiali sterili e generi di conforto e disponeva di un’area per interventi di primo soccorso. Il mio compito principale è stato quello di fungere da collegamento attivo tra il servizio itinerante, le case di ospitalità notturna e la Boa Urbana Mobile, ovvero un servizio notturno di strada che gestisce alcuni posti nei dormitori. A bordo del Can Go ho avuto l’occasione di approfondire e consolidare il rapporto con alcuni utenti frequentatori della casa di ospitalità presso cui operavo, di lavorare sulla relazione, di dare una continuità al contatto che si è rivelata fondamentale per accompagnare gli utenti lungo un percorso di cambiamento positivo.

Come funziona il tuo lavoro?

Accogliamo al massimo 26 persone dai 18 ai 65 anni, soprattutto maschi, italiani e stranieri in regola. Lavoro da solo per due notti la settimana dalle 20 alle 8 del mattino più una compresenza dalle 20 alle 24 e le varie riunioni d’équipe. Agli ospiti diamo un letto e un tè caldo, alcuni volontari portano pane e pizzette, la domenica mattina le parrocchie portano un dolce. Abbiamo anche un forno a microonde per scaldare le vivande degli utenti e due accompagnatori che indirizzano le persone verso i servizi sociali. Si fa quel che si può, con i mezzi che abbiamo a disposizione…

Dicci qualcosa sul rapporto con gli utenti.

Il più delle volte il massimo che si riesce a ottenere è un rapposto di reciproco rispetto. Sfuggono molto, io cerco di instaurare delle relazioni ma ci vuole una pazienza infinita. Il mondo dei senza casa è estremamente labile, difficile da assistere nel senso pieno del termine. Oggi, dopo aver vissuto tante esperienze, credo che lo sforzo definitivo per venire fuori dalla situazione lo deve fare l’utente stesso che la vive, deve trovare dentro di sé la motivazione per cambiare. Parlo soprattutto dei soggetti con problemi di dipendenza e devo anche dire che le maggiori difficoltà le devono affrontare gli alcolisti piuttosto che i tossicodipendenti. La droga è illegale, costa, bisogna sapere dove reperirla e non sempre è a disposizione mentre l’alcool si trova sempre, a pochi soldi, in qualsiasi grande magazzino, e la tentazione di cedere è irresistibile…