INTERVISTA A ROBERTA D’AGATI

In meno di un anno, Roberta D’Agati di Catania ha conseguito con l’Istituto Cortivo ben tre attestati OSA: per le Dipendenze, gli Anziani e l’Infanzia. Oggi lavora con la Cooperativa Sociale Onlus Arcobaleno Victorine Le Dieu, la stessa presso la quale ha svolto il tirocinio.

"Sì, quando ho finito di lavorare come tirocinante mi è stato chiesto di rimanere. Il mio è un contratto temporaneo, ma ci sono buone probabilità di essere assunta a tempo indeterminato. Comunque, e di questo mi sento molto gratificata, mi avevano proposto di continuare a lavorare anche presso le altre strutture dove ho svolto il tirocinio, sia al Sert che al centro per anziani".

Hai un tuo ambito preferito?

"Devo dire che il mio sogno era lavorare nel settore delle dipendenze, un genere di disagio che mi ha sempre interessato. Avrei volentieri continuato a collaborare con il Sert, ma mi veniva richiesta una maggiore specializzazione. Però non demordo: per realizzare questo progetto mi sono iscritta all’Università, determinata a laurearmi al più presto come assistente sociale".

Il tuo incontro con l’Istituto Cortivo?

"Più che proficuo: la ritengo una delle esperienze che maggiormente mi hanno aiutato a crescere. Sono contenta di aver scelto le tre specializzazioni, ogni percorso ha contribuito ad accrescere le mie competenze, a fornirmi strumenti utili per intervenire nelle varie aree del disagio".

Attualmente di cosa ti occupi?

"La struttura gestisce un semi-convitto e una comunità residenziale per minori con disagio familiare. È una realtà difficile, che affronta le problematiche di quartieri a rischio, dove il tasso di microcriminalità è molto alto. Le famiglie spesso non assolvono al loro compito educativo, c’è abbandono scolastico e una diffusa mancanza di cultura della legalità. Noi seguiamo bambini e ragazzi dagli 8 ai 16 anni. Come semi-convitto ci occupiamo di loro a partire dalle sette del mattino, quando li andiamo a prendere a casa per portarli a scuola. Poi offriamo il servizio mensa e uno spazio pomeridiano sino alle 18.00 che riempiamo con attività ludiche, educative e di sostegno scolastico. Poi, però, quando escono, sono nuovamente sulla strada, in balia di spacciatori, a volte spinti a spacciare dai genitori stessi… La comunità ospita invece bambini e ragazzi che non hanno più una famiglia in grado di sostenerli. Sono tutti minori molto problematici, con i quali bisogna agire con delicatezza e precauzione. Non sono abituati a rispettare le regole, non hanno strumenti culturali, sono spesso privi di quei valori minimi che consentono la convivenza civile, abituati a risolvere i conflitti con la rissa e la legge del più forte".

È un lavoro di grandissima responsabilità…

"Senz’altro, ma lo faccio con entusiasmo e alle volte mi regala anche delle belle soddisfazioni. Penso ad esempio a un adolescente affascinato dai graffiti. L’ho portato con me a vedere come nascono i murales approfittando del progetto portato avanti da Addiopizzo Catania, l’Associazione di volontariato di cui faccio parte. In questo modo il ragazzo ha potuto conoscere adulti responsabili, che tutti i giorni combattono per la legalità, che affrontano le discussioni in modo civile, capaci di trovare la giusta mediazione tra diversi punti di vista. È stato un momento educativo importante, che ha innescato in lui dei cambiamenti positivi".

Ti dedichi anche al volontariato?

"Credo che sia fondamentale per cambiare l’atteggiamento di questa città nei confronti della mafia, a partire dalla pratica più capillare e frequente che è quella del pizzo richiesto a commercianti e imprenditori. Come associazione Addiopizzo abbiamo avviato diverse campagne per la legalità coinvolgendo anche le scuole, dove facciamo informazione organizzando incontri a cui partecipano solitamente un magistrato e un imprenditore che ha denunciato il pizzo. Un’iniziativa eclatante è l’adesione dei commercianti all’iniziativa ‘pago chi non paga’, con l’invito ai consumatori di privilegiare per i loro acquisti i negozi che espongono l’adesivo. Il progetto è ben avviato e sinora sono un centinaio i commercianti che vi hanno aderito".

Il tuo impegno nel volontariato è in perfetta sintonia con il lavoro che stai svolgendo in campo educativo. Sei giovane, ma hai già maturato competenze ed esperienze a diversi livelli. Brava!

"Unisco passione e azione per il bene comune. Ad esempio, un progetto a cui tengo molto e che verrà gestito insieme da Addiopizzo Catania e dall’associazione Libera è la gestione di un edificio confiscato alla mafia che ci consentirà di organizzare momenti d’incontro per ragazzi dei quartieri Picanello e Villaggio Dusmet, entrambi ad alto rischio. L’obiettivo è offrire uno spazio ai giovani, con un centro informatico e varie attività di sensibilizzazione civica, educative e ludiche. Sarà aperto il pomeriggio tardi e la sera in modo da sottrarre il più possibile gli adolescenti dalle insidie della strada".